Sequestro di 42 milioni a Lattonedil  L’accusa è di mazzette in Venezuela
CARIMATE - Una delle sedi di Lattonedil

Sequestro di 42 milioni a Lattonedil

L’accusa è di mazzette in Venezuela

CARIMATE - I vertici della società accusati di corruzione per una maxi commessa con il governo Maduro

Giulio Bettio, che con il fratello Sergio è l’amministratore della Lattonedil spa (sede operativa a Carimate e 220 milioni di fatturato annuo grazie a una decina di stabilimenti distribuiti tra Italia e Europa) preferisce non commentare il sequestro di beni per 42 milioni alla società disposto dal Tribunale di Milano ed eseguito dalla squadra mobile di Milano. Si limita a ringraziare per la telefonata e a preannunciare un possibile comunicato, nei prossimi giorni.

I due fratelli Bettio (Giulio originario del padovano, Sergio nato a Cantù) sono formalmente indagati in concorso con Fabio Merli, dirigente della società, di frode fiscale (contestata una presunta evasione di oltre 8 milioni di euro tra il 2014 e il 2015) e di corruzione internazionale. Duplice reato che ha spinto il giudice delle indagini preliminari di Milano a disporre il sequestro di beni per una somma di 42 milioni e 280mila euro nei confronti della spa. Tra il 2013 e il 2014 la Lattonedil era riuscita a ottenere, «senza alcun bando di gara» accusa la Procura di Milano, due distinte commesse per la fornitura di oltre 13mila pannelli isolanti per il governo venezuelano. Un appalto da 71 milioni di euro, contestano gli inquirenti.

Stando a quanto ricostruito dai poliziotti della squadra mobile di Milano, quell’appalto sarebbe stato ottenuto dalla società dei fratelli Bettio pagando non meno di una ventina di milioni in tangenti a persone «vicine al governo venezuelano e alle gerarchie militari» del paese, nei mesi a cavallo dalla morte dell’ex presidente Hugo Chavez alla successione dell’attuale numero uno del Paese sudamericano, Nicola Maduro.

Nel registro degli indagati della Procura di Milano compaiono i nomi di altre quattro persone, cittadini spagnoli e messicani, che avrebbero fatto da trait d’union tra la Lattonedil e il governo venezuelano. Intermediari che avrebbero ideato un complicatissimo sistema di pagamenti internazionali «in grado di veicolare oltre 22 milioni di euro nelle casse di otto società fantasma messicane». Soldi poi trasferiti a soggetti non ancora identificati, ma indicati come «i venezuelani», e che secondo l’accusa sarebbero i corrotti che avrebbero reso possibile la commessa da 71 milioni a favore della società con stabilimento a Carimate.

Destinatari finali delle presunti tangenti i vertici della società petrolifera di Stato del Venezuela che avrebbe affidato direttamente, senza bando di gara, alla Lattonedil le commesse per i pannelli isolanti.

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