Società immobiliare fallita a Cantù
A processo amministratori e fiscalisti

Rinviati a giudizio - Cinque milioni di euro evasi al fisco e un’operazione di vendita sospetta. Ma il principale imputato, un ex commercialista radiato che abita in Svizzera, non si trova

Società immobiliare fallita a Cantù A processo amministratori e fiscalisti
Como tribunale di Como, palazzo di giustizia
(Foto di Andrea Butti)

Loro, gli imputati, hanno criticato aspramente le accuse mosse dalla Procura. Ma alla fine il giudice ha deciso di mandare tutti quanti a processo per bancarotta fraudolenta. Tutti ad eccezione del principale indagato: Silvano Barri, ex commercialista (radiato dall’ordine) canturino nonché storica conoscenza del palazzo di giustizia comasco per una serie di altri fallimenti ormai datati negli anni Novanta, che essendosi trasferito in Svizzera fatica a essere raggiunto dagli atti giudiziari della magistratura comasca.

La vicenda riguarda il fallimento, avvenuto nel 2015, della Iscomaco srl, una società immobiliare proprietaria di beni per una ventina di milioni di euro, e della Cassia srl, società della galassia Iscomaco. Accade che nel 2010 la srl canturina si rende protagonista di una complessa operazione di trasformazione societaria, con la creazione di una new company, la Fobos srl, a cui sono state conferite quasi tutte le sue immobiliari della società canturina per un valore di 19 milioni di euro. Un anno più tardi la Fobos deliberava un aumento di capitale che ha di fatto ridotto la Iscomaco a socio di minoranza, conferendo la quasi totalità delle quote alla Hazelinvest di Lugano, società che faceva capo, appunto, a Silvano Barri. Un’operazione di distrazione, secondo la Procura, che avrebbe di fatto spogliato la società del suo patrimonio.

A ciò si aggiunga anche l’accusa, rivolta all’amministratore di fatto Barri e ai componenti del Cda, di aver accumulato un debito con l’erario - anche attraverso condotte di evasione fiscale - per circa 5 milioni di euro. Fu proprio l’Agenzia delle entrate a chiedere il fallimento della società. L’intervento della Procura, con il sequestro dei beni della Fobos, aveva invece poi permesso di bloccare la fuoriuscita del patrimonio immobiliare. Ieri il giudice delle udienze preliminari ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati.

I dettagli su “La Provincia” di venerdì 11 dicembre 2020

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