Vighizzolo, la figlia della donna uccisa
«Mai abbastanza 15 anni per una vita»

Sonia Cristofaro commenta la sentenza. Era compagna di Bellugi, che ammazzò sua madre Celestina. «Cerco di guardare avanti, ma qualcosa è cambiato per sempre. Massimiliano? Mai più visto»

Vighizzolo, la figlia della donna uccisa «Mai abbastanza 15 anni per una vita»
Vighizzolo - L'arrivo del carro mortuario in via Cartesio, luogo della tragedia
(Foto di Christian Galimberti)

«Non è mai abbastanza per la vita di una persona, la condanna che viene stabilita. Ma questo penso che sia una cosa normale, per chiunque. Devo per forza accettare quello che la legge ha deciso. E non posso fare diversamente. Cerco di andare avanti, e basta». Così Sonia Cristofaro, la figlia di Celestina Castiglia, 78 anni, l’ex bidella della scuola d’arte uccisa a coltellate da Massimiliano Bellugi, 42 anni, condannato in primo grado a 15 anni. Sul conteggio ha influito la confessione immediata e la scelta del rito abbreviato. All’epoca del delitto, Bellugi era il convivente della Cristofaro. A chiedere a lei se si siano più rivisti dopo quella mattina dello scorso ottobre, se di fatto sia mai andata a trovarlo in carcere, la risposta è in quattro parole: «No, no, assolutamente no».

«Io, mio figlio e il Covid»

È passato poco tempo. «Personalmente, diciamo che potrei stare meglio, però, anche qui, non posso far nulla, devo accettare quello che è la realtà, e devo farmi una ragione del fatto che comunque da qui e fino a che vivrò avrò questo mattone sulle spalle - dice Sonia - Mio figlio? Adesso è mentalmente in vacanza, anche se per il Covid è da febbraio, che è a casa. Però è contento, perché ha fatto gli esami di terza media. Non pensa a questa storia più di tanto. E quelle poche volte che si parla, parla con rabbia».

La casa di via Cartesio. Sonia al piano di sopra. Sotto, l’appartamento dove viveva Celestina, uccisa nel ripostiglio vicino al giardino, dopo che Bellugi, bevuta la prima Ceres di due, è sceso con un coltello da cucina nascosto nella manica, come si è visto nelle telecamere della videosorveglianza domestica. Rapporti tesi da tempo. A quel numero civico, Sonia ha trascorso i mesi di lockdown. «Eh sì. Non è stato facile. Io ho un’azienda, adesso sono rimasta da sola, praticamente, proprio a causa del Covid - racconta - Però cerco di andare avanti e di guardare comunque le cose brutte che succedono non tanto come un piangersi addosso, ma come un’opportunità». Si cerca di guardare al futuro. «Sì, pensare sempre positivo. Perché tanto, comunque, pensare in negativo non porta a nulla - dice - Pensare in positivo potrebbe comunque magari dare la svolta. Io ho un’azienda tessile, sto vivendo a mascherine, perché è l’unica cosa che si può fare in questo momento».

«Io non mi sono costituita parte civile: non avrebbe senso, secondo me - afferma - Io, purtroppo, quello che tanti non comprendono, è che io sono proprio in mezzo. E sono vittima per due parti. Non ha senso costituirsi parte civile per ottenere poi alla fine un risarcimento che, a mio avviso, non arriverà mai. Però, comunque sia, al di là di questo, ognuno è libero. Tipo mio fratello l’ha fatto, si è costituito parte civile insieme alla moglie e al figlio».

«Mamma, un carattere forte»

«Mia mamma aveva un carattere molto simile al mio - aggiunge - Era molto forte. Molto, molto forte. Infatti, anch’io ho dei bei ricordi di lei. Ho anche dei ricordi brutti, ma anche dei ricordi belli, soprattutto dei ricordi belli. Ha fatto tanto, e... tutta questa vicenda poteva finire diversamente, se ci fosse stata un attimino più di onestà tra la mia famiglia. È lì, che è nato il problema». Se ci fosse stata più chiarezza, più voglia di parlare, di confrontarsi? «Sì, più sincerità - la risposta - Invece c’è sempre stato chi pensava di essere furbo, e poi alla fine, ha portato a niente».

Sguardo al futuro. Nonostante tutto. «Io sono positiva di carattere. Guardo sempre avanti. Mai indietro».

Christian Galimberti

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