Sabato 14 Novembre 2009

Fare il test antidroga a tutti i politici?


Sarebbe utile estendere il test anti-droga, attualmente eseguito su parlamentari volontari, anche agli eletti nelle amministrazioni locali. Il Sindaco di Milano, signoraMoratti, vi si è sottoposta volontariamente. Io cittadino di Gallarate sarei grato se anche gli eletti nelle amministrazioni comunali, provinciali e regionali e i vari amministratori delle aziende pubbliche si sottoponessero volontariamente a questo test. Sono certo che nessuno risulterà positivo, ma tant’è, dubitar è pur d’uopo! E a chi (ma non solo a lui) discetta, senza cognizione di causa, su droghe leggere e droghe pesanti, spacciando le prime come non pericolose, consiglio la lettura del libro del Prof. C.Risé : Cannabis . come perdere la testa e a volte la vita.

Dr C.M. Passarotti


Perché negarsi a un test che scioglie l’eventuale e insidioso sospetto su un uomo pubblico? Messa così, la prova non presenta controindicazioni. Basterebbe effettuarla in silenzio e poi informarne dei risultati, nel caso lo meritassero. Messa in altro modo, cioè pubblicizzata e oggetto d’untuose esternazioni demagogiche, legittima la critica di strumentalità. E’ un modo, comunque si concluda la verifica sanitaria di massa (i parlamentari, e gli amministratori locali, sono purtroppo una massa che andrebbe ridotta) per screditare a priori la classe politica facendo intendere che di drogati ne è piena. Non credo che sia vero.
Esistono penose eccezioni di cui han raccontato le cronache, e magari qualche altra di cui han taciuto per mancanza d’informazioni. Ma mi rifiuto di pensare che non siano, appunto, eccezioni. Di altre, per così dire, analisi del sangue necessiterebbero i politici: prima che entrassero in Parlamento o in qualunque assemblea elettiva, e fatto salvo  un certificato penale senz’annotazioni, bisognerebbe sottoporli a una serie di test per accertarne il livello di preparazione indispensabile a ricoprire il ruolo. Come hanno dimostrato le frequenti incursioni delle Iene fuori di Montecitorio e di Palazzo Madama, molti deputati e senatori non conoscono la lingua italiana, la storia, la letteratura, l’arte, i fondamentali del diritto e dell’economia. Eccetera. Certo, queste deficienze non sono paragonabili alla macchia dell’assunzione di droga, ma fin che non le si considererà ostative alla presenza d’un eletto nei più alti consessi rappresentativi del Paese, seguiteremo ad avere comunque istituzioni “drogate”. Esattamente come sono “drogate” le elezioni, in conseguenza d’un sistema di voto che permette ai partiti di nominare i designati e non ai cittadini di sceglierli.

Max Lodi

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