Domenica 29 Novembre 2009

E se il governo facesse una pausa?


La trovata della pausa pranzo dell’On. Rotondi è dettata da una strategia mediatica che ci vuole distogliere dai problemi reali sui quali la politica, in questo delicato momento economico, dovrebbe interrogarsi per portare soluzioni. Se proprio si vuole rendere significativa la proposta dell’On. Rotondi, con contenuti politici, si dovrebbe proporre un orario di lavoro che vada dalle 10 alle 16 senza pause con stipendio e garanzie immutate; altrimenti, i politici non si distraggano  e si rimbocchino le maniche come stanno facendo gli operai, gli impiegati, gli artigiani, i commercianti e lavorino per creare le condizioni che riportino soldi nelle tasche dei lavoratori senza che siano dissipati inutilmente. Il lavoro per il nostro Paese è un elemento fondamentale in quanto tutto è basato solo ed esclusivamente sul lavoro che sappiamo creare. Pertanto bisogna ragionarci con coscienza e senso di responsabilità senza utilizzare smargiassate propagandistiche.

Alessandro Milani

Primo: ciò di cui avremmo bisogno come l’aria è d’una pausa nelle dichiarazioni governative. Ma sappiamo di sperare scioccamente e invano. Del lavoro si dovrebbe (appunto) parlare con rispetto, perché sono in milioni a produrre fatti anziché parole e s’indignano quando il predicozzo gli piove addosso da pulpiti sui quali sarebbe meglio che neppure vi si salisse. Secondo: non è la pausa durante il lavoro da mettere in discussione, ma la pausa (cioè la perdita del posto) che molti lavoratori si son visti imporre dalla crisi economica e dalle dabbenaggini di contorno. Terzo: quando la politica invecchia, cerca di ringiovanirsi con artifizi patetici, entrando in una menopausa dialettica e - se vogliamo esagerare nella considerazione - culturale che ne impedisce la capacità di generare idee apprezzabili. E’ questa menopausa che va abolita, accantonandone i portatori istituzionali. Quarto: il problema non sta nella distribuzione oraria del lavoro, ma semmai nella distribuzione degl’incarichi. Non sempre chi fa che cosa è la persona giusta a fare la cosa giusta nei tempi giusti. E l’errore s’annida nell’incapacità di quanti presiedono alle scelte. La pausa che s’invoca è nell’individuarli in base alle raccomandazioni, sostituendovi i meriti. Su questo poco, e altro ancora, quelli come Rotondi dovrebbero far quadrato e prendere decisioni utili al Paese. Altrimenti è meglio che stiano zitti, continuando a seguire l’esempio indicato dallo scrittore inglese Jerome Klapka Jerome: «Amo il lavoro, mi affascina. Posso stare seduto per ore a guardarlo». Farebbero meno danni.

Max Lodi

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