Lunedì 03 Maggio 2010

L'informazione e quegli scoop senza contenuti

Vorrei che Floris, conduttore di Ballarò, sapesse quale disappunto provano i telespettatori (almeno quelli che ho interpellato condividono questo pensiero) nel seguire il suo programma. Innanzitutto il suo continuo improvviso modo di interrompere, come delle volte fa anche Santoro, dà fastidio ai suoi interlocutori ed ai telespettatori. Meno male che non arriva ai modi di Gad Lerner, il quale può essere un bravo giornalista ma rasenta la maleducazione. La cosa più importante che desidero rappresentare è che Floris ha l'abitudine di non approfondire ciò che talvolta salta fuori dall'intervista di un ospite. Ad esempio in una recente trasmissione, quando il politologo statunitense  Edward Luttwak ha giustamente denunciato la scandalosa, ingiusta, assurda, iniqua, situazione dell'eccessiva spesa pubblica dovuta alla vergognosa remunerazione dei nostri Governanti ed Amministratori, ben più pagati cghe in altri Paesi, anziché cogliere l'occasione e intervistare singolarmente i politici (pardon: politicanti) presenti e sentire le loro opinioni al riguardo e in quale misura intende muoversi ciascun partito,  egli che fa? Ignora questo grande problema e scivola su altre questioni meno, ma molto meno importanti per noi cittadini.     A noi interessa sapere se c'è un partito che abbia il coraggio e la forza di affrontare quest'annoso problema, che prepari un disegno di legge e lo presenti in Parlamento. Vorremmo poi sapere chi vota contro per comportarci di conseguenza alle successive elezioni.

Martino Pirone

Il problema non è Floris, un professionista capace di far bene il suo mestiere. Il problema è l'informazione-spettacolo, che deve catturare ascolti e dunque moltiplicare gli argomenti, i personaggi e possibilmente i colpi di scena. Se non si fa così, cala l'audience, viene meno la pubblicità, scompare la trasmissione. Regole sbagliate? Certamente. Ma regole in vigore. E il guaio è che ne tiene conto la tivù pubblica, non solo la tivù privata. Bisognerebbe uscire dalla logica dei numeri e privilegiare quella della qualità, ma questo non avverrà mai finché il servizio di Stato rimarrà in questo stato. Cioè non al servizio dei cittadini, ma dei partiti. Che si spartiscono tutto, compresa l'informazione. E non bastano lodevoli eccezioni a spezzare un trend ormai consolidato dentro il quale alligna un approfondimento che dà la parola a tutti senza ricevere da nessuno risposte esaurienti sul tema trattato. Alla politica probabilmente (senz'altro) va bene così, all'informazione no. Ma che non vada bene all'informazione, forse non importa neppure agl'informatori.
Max Lodi

p.marengo

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