Lunedì 10 Maggio 2010

Più alberi per migliorare le nostre città

A proposito del dibattito che ha preso le mosse dal progetto bosco urbano di Renzo Piano a Milano, vorrei ricordare che il verde urbano (alberi, aiuole o siepi)  non è mai fine a se stesso. Esso svolge almeno tre importantissimi servizi: purifica l'aria dai veleni dello smog; arreda, rendendo più bella la città;assorbe i rumori. Tre servizi obiettivamente non trascurabili. Quindi, piantare alberi in città serve (eccome) a migliorare la qualità della vita dei sui abitanti. Gli spazi per la piantumazione sono tantissimi: dalle rotondine alla francese, alle vie ove sono stati tagliati (perchè malati!) senza essere ripiantati; dai nuovi spartitraffico di cemento dove una siepe sarebbe più utile e bella, ai micro appezzamenti di terra pubblica rimasta  che ne risulterebbero impreziositi. Si può inoltre studiare un sistema di incentivazione alla piantumazione di essenze nei giardini privati. Si parla tanto di lanci e rilanci turistici. Se non si contempla in tale progetto una seria e ampia riqualificazione ambientale i turisti continueranno a fare quello che hanno fatto sin'ora: passeranno. A proposito di turismo, qualcuno dei sè dicenti esperti si è preso la briga di leggere cosa dice la Lonely Planet Italia di alcune città del nostro Paese? Ne consiglio la lettura.

Alberto Valsecchi
 
Sull'asse che va da piazza Duomo al Castello Sforzesco Renzo Piano vorrebbe piantare 3500 alberi. Il Comune oppone resistenza. La Moratti è disponibile a finanziarne al massimo 150, anche altri assessori ne fanno una questione di numeri. E naturalmente di costi, perché si tratta d'investire milioni di euro. Ma forse non è questo il punto, visto che di soldi pubblici se ne spendono molti e non semore a proposito. Il punto è capire se il verde aiuta le città a vivere meglio, a decorarsi meglio, a proporsi meglio ai visitatori. C'è chi può ragionevolmente sostenere il contrario? Nessuno, credo. Ma la sensibilità verso questo argomento ha sempre fatto difficilmente breccia tra gli amministratori locali. Non si spiegherebbero altrimenti scelte di evidente dissennatezza: costruzioni private ed edifici pubblici innalzati senza il necessario intorno di piante, giardini, parchi. L'ha spesso, quasi sempre, vinta il cemento. E l'ha perduta –la partita del buonsenso- la qualità dell'aria respirata. Piano non ha fatto altro che suggerire per Milano ciò diverse città hanno fortemente recepito. Ma l'han recepito fidando su una coscienza collettiva qui non ancora maturata. O forse inesistente. Qui (qui in Italia) chi sta con Piano non va lontano. Purtroppo.

Max Lodi

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