Sabato 12 Giugno 2010

Crisi economica, tutti facciano la propria parte

Caro direttore,
il clima politico e lo scontro sociale, dovuti in parte, alla grande crisi economica che sta attraversando il nostro paese, hanno messo in luce un tasso di disoccupazione che desta una certa preoccupazione. Ingiustizie abbattutesi soprattutto, sulle classi sociali più deboli.
Credo, sia ormai inderogabile l'esigenza di una maggiore coscienza del sindacato, là dove il governo in questo difficile e storico momento, ha dato alla luce una manovra economica-finanziaria che, seppure  in ritardo, si è resa inevitabile. La politica sociale di sinistra spesso, in tutto questo ha fallito. Una maggiore coscienza politica e di coesione sociale, unita alla volontà di perseguire investimenti strutturali è e rimane l'esigenza primaria del governo al quale i sindacati di Uil, Cisl e Ugl hanno dato prova di grande e unanime responsabilità nel ritenere che tale manovra nei principi cardine, era comunque necessaria.
La Cgil con Epifani, seppure in parte condivide questa manovra, ha lasciato invero margini di critica e la possibilità di uno sciopero generale per far fronte all'occupazione. In questi anni purtroppo, una parte sindacale ha rotto solo in parte il vecchio modo di fare sindacato.
 Metodo che in passato era più propenso a creare serbatoi di consensi politici per foraggiare i loro partiti di riferimento, piuttosto che avere invece, quella lucidità istituzionale sindacale, nata proprio per difendere i cittadini; comprendere insomma quegli eventi storici particolari di crisi politica-economica. che investono in qualche modo, non solo l'Europa ma, il mondo intero. Il mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, insufficienti dalla linea politica del passato governo che ha fallito il proprio progetto culturale e sociale nel rapporto diritto/dovere del cittadino. Quella stessa "scatola ideologica-politica" derivante dai partiti che sindacalmente l'avevano socialmente ideata, sta purtroppo implodendo.
Anche il sindacato deve fare la sua parte:  il bisogno cioè, di trovare proposte e non dinieghi da "rigor mortis". E' un momento difficile ma, tutti quanti dobbiamo essere solidali coi principi etici e morali in cui abbiamo sempre creduto. Soprattutto, dobbiamo farlo ora, nell'anniversario del 150° dell'Unità d'Italia, rispetto all'allergia storico-sociologica della Lega che, come lo smemorato di Collegno non si ricorda affatto che l'Unità d'Italia è avvenuta proprio in Lombardia.
 Il venir meno a questa immane responsabilità  storica, equivale al suicidio politico della nazione che vanta una civiltà ultra millenaria.

Paolo Tolu

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