Lunedì 26 Luglio 2010

La Lega al Nord tra grandi centri e nuovi elettori


Analizziamo la provenienza politica dei sindaci eletti nei capoluoghi di regione del Nord Italia. Aosta: Giordano Bruno, Union Valdôtaine; Genova: Marta Vincenzi, Partito Democratico; Milano: Letizia Moratti, Popolo della Libertà; Torino: Sergio Chiamparino, Partito Democratico; Trento: Alessandro Andreatta, Partito Democratico; Trieste: Roberto Di Piazza, Popolo della Libertà; Venezia: Giorgio Orsoni, Partito Democratico.
C'è qualcosa di strano. Qualcosa che si scontra col pensiero diffuso che la Lega domini indiscriminatamente nelle regioni e nelle idee dei cittadini del Nord Italia. Magari anche per la mancanza di spazio concessogli dal Pdl che, numeri alla mano, al Nord è il primo partito, la Lega Nord non è riuscita a produrre nessun sindaco per tutti i capoluoghi di regione settentrionali dimostrandosi incapace di trasmettere il proprio punto di vista in città culturalmente vivaci, ormai abituate a gestire forti flussi migratori e dunque consce che i metodi leghisti non sono i migliori per affrontare la situazione. Il partito di Bossi riesce a fare breccia con le sue deleterie affermazioni di chiusura verso il resto del mondo prevalentemente nei paesi e nelle città non troppo grandi, nelle quali certe situazioni si sono dovute affrontare solo più tardi nel tempo (come l'immigrazione massiccia). Questi fatti creano ancora momenti di panico perché le istituzioni locali non li conoscono abbastanza per saperli gestire nel modo giusto. È facendo leva su questo che la Lega riesce a raggiungere la fiducia della gente, proponendo il sistema più facile per mettere fine alle paure dettate dalla mancanza di esperienza.

Francesca Piotti e Devis Tonetto

E' un'analisi interessante. Però la Lega governa due regioni come Veneto e Piemonte, avrebbe probabilmente governato la Lombardia se accordi diversi fossero stati presi nel centrodestra, avanza in Emilia Romagna, dispone di ministri in dicasteri-chiave. Eccetera. Dunque è una lettura riduttiva considerarla capace d'esercitare fascino elettorale solo in paesi e piccole città. Ne governa, di città, anche di media dimensione. Per non dire delle province. E quanto al personale politico, non sembra di qualità inferiore rispetto a quello degli alleati. Infine: la Lega, alle ultime politiche, ha pescato in parte del tradizionale elettorato di sinistra, soprattutto di natura operaia. Un elettorato che non le aveva mai fatto sconti e che l'ha preferita facendo scontare ai suoi partiti di storico riferimento la loro inconcludenza. Anche questo, non credete?, meriterebbe un'analisi altrettanto puntuale.

Max Lodi

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