Giovedì 07 Ottobre 2010

Il sacrificio di don Renzo e i nuovi poveri


Leggo con piacere un articolo che parla del carissimo, purtroppo scomparso, don Renzo. Sono lieta di sapere che qualcuno porta avanti il suo lavoro di aiuto ai profughi. Io lo conoscevo molto bene; in quel periodo gestivo l'edicola che sta proprio di fianco alle chiesa a Ponte Chiasso, parlavo spesso con lui, vedevo che portava sempre cibo e vestiti a tutte le persone che sostavano nei giardinetti adiacenti la chiesa, erano ovviamente tutti extracomunitari che attendevano, essendo clandestini, i "passatori" per entrare in Svizzera.
Lui portava loro latte, pane, tutto ciò che aveva... e mi creda: loro lo deridevano...e davanti a lui a volte gettavano via tutto.
Io gli domandavo sempre... perchè si fa umiliare cosi da loro ? Non hanno nemmeno un grazie per lei... anzi le inveiscono contro. Ma lui mi sorrideva e rispondeva: lo faccio perché è giusto farlo, è il mio compito... un giorno capiranno.
Mi creda, io non lo capivo, ed il giorno del suo assasinio ero là... ho visto un uomo scappare nei giardini e poi, dopo pochi minuti, si è saputa la tragedia. Don Renzo, ucciso da un uomo che lui voleva aiutare. Così oggi, leggendo il vostro articolo, mi rasserena il fatto che qualcuno, sia pure in modo diverso, stia portando avanti la sua missione. Un forte abbraccio a don Renzo che di certo dal paradiso sorriderà.

Giulia Moretti

Don Renzo era quel che si dice un prete di frontiera, ma nel senso più vero e meno strumentalizzato del termine. Viveva nella sua parrocchia, fra gente di confine, ma soprattutto al confine con quella gente, in cui rivedeva il suo prossimo evangelico. Fra quei disperati c'era e c'è di tutto, il buono e il cattivo, il sano e il matto. Proprio come noi. E credo che don Renzo avesse messo nel conto molte cose, compreso qualche rischio. Morì come muoiono i santi, scagionando il suo assassino: «Non voleva farmi del male», disse ai primi soccorritori.
Ma i poveri non hanno nazionalità, sono una categoria trasversale, e se è vero che aumentano a vista d'occhio le famiglie comasche in difficoltà, credo che ai volontari che hanno raccolto il testimone di don Renzo e ne continuano la missione, il lavoro non mancherà. Spiace che quest'opera di solidarietà sia sempre più demandata al volontariato, soprattutto quello cattolico, chiamato a supplire l'assenza delle istituzioni cittadine, che per i meno fortunati continuano a fare ben poco: la politica banchetta alla mensa del ricco Epulone, e ai poveri non restano nemmeno le briciole.

Pier Angelo Marengo
p.marengo@laprovincia.it

p.marengo

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