Sabato 18 Dicembre 2010

Dopo la fiducia tirare a campare non farà bene

Ho appena appreso che la sfiducia al Governo non è passata. A Montecitorio 314 no e 311 per le due mozioni di sfiducia presentate nei confronti di Berlusconi. Gli astenuti sono stati due. Il mercato boario ha funzionato. Natale è tempo di shopping e la macchina berlusconionana ha funzionato a dovere. Per il Paese non è però affatto un bene, visto che il problema politico non solo rimane, ma si aggrava di molto. Andando oltre articolati meccanismi riguardanti il regolamento alla camera dei Deputati, che lasciano in sella Berlusconi a Palazzo Chigi, su 630 deputati solo 314 hanno votato la fiducia a Berlusconi, meno della metà. La maggioranza non c'è più, non si andrà da nessuna parte. A rimetterci saranno il Paese e gli italiani.

Antonio Bianchi



Purtroppo è probabile che non si andrà da nessuna parte. Dico purtroppo perché il Paese avrebbe bisogno di andare da qualche parte, di avere le idee chiare, d'inseguire una meta e seguire un percorso. Ma non è aria, non sono tempi. Che cosa succederà? Succederà molto probabilmente che Berlusconi tirerà a campare giorno per giorno, occasione per occasione, colloquio per colloquio. Colloquio non tanto con il leader di qualche forza politica disponibile ad aggiungersi all'attuale maggioranza, ma con i parlamentari individualmente pronti – su una materia piuttosto che su un'altra - a concedere il loro voto. Buona parte dei parlamentari (a destra e a sinistra) rifiuta l'idea delle elezioni anticipate perché si tradurrebbero in uno svantaggio personale. E se deve proprio arrendersi ad accettarle, vorrebbe la garanzia di poter ritornare alla Canera o al Senato nella prossima legislatura. E' di queste debolezze che si farà forza Berlusconi, come del resto se l'è già fatta in questi giorni. La motivazione per dirgli di sì non mancherà: l'emergenza economica, il debito pubblico, il senso di responsabilità verso le istituzioni. Eccetera. Tutto si semplificherebbe, per il premier, se Casini dovesse accettare la proposta d'entrare nel governo. Ma è presumibile che Casini preferisca tenersi le mani libere sino all'eventuale voto popolare per decidere successivamente con chi stringerle. E se questo per un verso dispiace a Berlusconi, per un altro non lo penalizza, evitandogli d'affrontare la grana Bossi. Bossi infatti non vuole Casini al governo e anch'egli guarda con favore alla corsa elettorale nella non infondata speranza di conquistare la leadership nell'intero Nord. Ecco perché Berlusconi cercherà di resistere in un modo che non è il migliore, ma che lo salvaguarderebbe da guai peggiori.

Max Lodi

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