Sabato 01 Gennaio 2011

Qualche volta festeggiare vale la pena

Voi direte che è sempre la solita solfa, però nei giorni scorsi con i colleghi di lavoro e con gli amici ci siamo fatti gli auguri e abbiamo avuto l'impressione che fossero auguri per modo di dire. Nessuno aveva davvero qualcosa di speciale da augurare agli altri, non per il fatto che non glielo volesse augurare, ma perché guardando al futuro di noi gente comune, con un reddito medio-basso e con un sacco di problemi è proprio difficile cogliere elementi incoraggianti. L'anno finisce in questa penombra. Sinceramente il pessimismo prevale e la sensazione è di vivere in un Paese che si sta spegnendo, anche se giornali e televisioni sono pieni di suggerimenti per festeggiare alla grande l'ultimo dell'anno.

Clara Sozzi


Ogni tanto festeggiare non guasta. Aiuta l'animo e la salute. Serve a rivedere i problemi sotto una luce diversa. I problemi restano i problemi, però c'è modo e modo d'affrontarli. Ci sono coloro, diceva Churchill, che vedono la difficoltà in ogni opportunità e coloro che vedono l'opportunità in ogni difficoltà. Siccome le difficoltà aumentano, è il caso d'appartenere alla seconda categoria. Non significa abbandonare il realismo, significa prendergli le misure, adeguarsi, rispondergli a tono. Altrimenti il realismo, l'eccesso di realismo, finisce per condizionarci troppo. Quasi per soffocarci. Poi siamo d'accordo che il migliore dei mondi possibili non è quello che ci viene indicato dalle immagini propagandistiche e dalla grancassa del periodo: roba da gonzi, tanto per essere chiari. Ma diciamo la verità: spesso ci mettiamo del nostro per incoraggiare la tendenza alla “vita in forma di niente”, come la definisce lo scrittore Aldo Nove. La vita di superficie, di apparenza, di vetrina. Ci mettiamo del nostro subendola invece che combattendola. Accettando i modelli di comportamento proposti anziché rifiutandoli. Stando fuori della scena principale senz'avere il coraggio di farvi irruzione e di provare a cambiarla. Cambiarla non è poi dedicarsi a gesta rivoluzionarie. E', per andare sul semplice, abbassare l'asticella del traguardo quotidiano: meno esasperazione nel superare gli altri, più determinazione a superare se stessi. A superare la ripulsa verso la sobrietà, la virtù che maggiormente ci manca. Molte volte si cerca di puntare al meglio quando basterebbe, per gratificarsi, mirare al bene. E' una scelta di tipo pratico. I cinesi sostengono: è assai più importante accendere una piccola candela che maledire l'oscurità. I cinesi offrono un patrimonio di saggezza al quale è un peccato non attingere.
Max Lodi

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