Sabato 22 Gennaio 2011

Rabbia, invidia e l'altro male: la rassegnazione

Desidero rispondere a chi, impropriamente e ingiustamente, attribuisce il sentimento d'invidia a coloro che attraverso i giornali si scagliano contro i politici. Sono sempre di più i cittadini che rilevano e denunciano gli abusi, i soprusi, i favoritismi, i nepotismi, le ingiustizie ed i facili arricchimenti che molti politici - approfittando della loro posizione - commettono, anche grazie a leggi che loro stessi si sono fatte. Per la maggior parte dei cittadini tutto ciò comporta un sentimento di "rabbia", quale furore, sdegno, ira e grande irritazione per la mancanza di sensibilità, di onestà, di pudore, di vergogna dei nostri "politicanti". Diverso invece è il sentimento che può provare un individuo per la felicità, le qualità e le fortune altrui. In questi casi si può parlare di "invidia", il cui stato d'animo però non comporta alcun danno alla psiche ed al corpo del soggetto. La rabbia invece rovina il fegato e la mente di una persona.

Martino Pirone



Anche l'invidia, senza virgolette, rovina il fegato e la mente d'una persona. Forse più della rabbia. E forse sarebbe (è) meglio evitarle tutt'e due. Per l'invidia mi sembra più facile: contentarsi di quel che si ha senza guardare a quello che hanno gli altri non rappresenta un gran sacrificio. Solo una piccola riflessione sulla relatività del benessere: non è dimostrato che possedendo di più ci si gratifichi di più. Esistono invece numerose dimostrazioni del contrario, compresa quella che associa l'infelicità all'aver troppo. Naturalmente questo non esenta dall'indispettirsi quando si vede che ottiene benefici chi non li merita. E qui subentra, più che l'invidia, la rabbia. Contro questo genere di rabbia (ci sono diversi generi di rabbia) non è facile arginare il sentimento dell'insofferenza. Perché la motivazione consiste nella certezza d'aver subito un'ingiustizia, e subire un'ingiustizia causa una naturale ribellione. Si può perdonare chi c'infligge un'ingiustizia? Si può, se pensiamo che tutto (usiamo prudenza: quasi tutto) sia perdonabile. Non si può se vediamo - come ogni giorno vediamo - che l'ingiustizia non rappresenta l'eccezione bensì la regola. Che la subiscono quelli che non dovrebbero subirla. Che il mondo degli esclusi si va allargando, includendone sempre di nuovi. C'è un solo argine all'ingiustizia: non è il riscatto, purtroppo e spesso oggettivamente impossibile da perseguire. E' la rassegnazione. Che costituisce qualcosa d'ancor peggiore della rabbia. Ecco, è la rassegnazione la piaga più dolorosa di questo tempo. Dolorosa e senza ragionevole prospettiva di rimarginarsi.

Max Lodi

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