Mercoledì 26 Gennaio 2011

Disunità d'Italia e altre storie

Cara Provincia,
sono uno dei  venticinque lettori, stimati, nel senso di contati, del fondo di martedì scorso sulla disunità d'Italia; tengo inoltre nella massima considerazione le parole e le riflessioni delle persone anziane, maestre di vita, e il nostro presidente (della Repubblica) ne è l'emblema, perciò  sono in sintonia con le tue considerazioni: ogni mattina la prima occhiata sul giornale si fissa lì, in alto a sinistra. Passano i titoli, le notizie, ma l'anima di un giornale la si cerca tra quelle parole. Anni fa, l'allora direttore mi disse che l'animo degli uomini dà il meglio di sé nella sofferenza, rendendoci persone migliori. Aveva ragione; non sono tempi belli, ma temo che non ci sia ancora la piena consapevolezza che lo siano. Quante situazioni di sofferenza. L'ho sperimentata, e la vedo guardandomi attorno, eppure ho l'impressione che le singole virtù non riescano a coalizzarsi nel bene comune, nella società del nostro Paese.  Si festeggia l'unità d'Italia, ma unità di che? Penso che se l'eroe dei due mondi, ai tempi si fosse fatto gli affari suoi, racconteremmo un'altra storia; sarà solo lo sconforto per l'omonima piazza (dell'eroe) che affligge me canturino? Ma tornando seri, che unità e che futuro può avere un Paese dove regioni intere sono assuefatte alle varie mafie, com'è possibile che nella nostra Lombarda non ci siano i soldi per tappare le buche nelle strade, e poi un Lombardo, di nome, ma siciliano di fatto, crei voragini di bilancio assurde tra l'indifferenza generale. Tanto poi come agli etnei viene fatto un decretino ad hoc! 
 Ci vorrebbe un collante per unire le virtù cui accennavo prima, dovrebbe esserlo una seria politica, una classe dirigente, ma sappiamo che hanno altro da fare e senza pudore ripetono la parola di chi non ha idea alcuna: elezioni.

Luca Cattaneo
Gentile Luca,
talvolta un editoriale esprime un'idea, qualche altra approfondisce una notizia. Quello sulla disunità d'Italia equivaleva a un pugno sul tavolo con conseguente rovesciamento di portapenne. Ogni tanto ci si indigna. Se la Lombardia, che rappresenta il 20% del pil nazionale non ha i denari per rattoppare i buchi delle strade perchè è costretta a trasferire risorse a un certo sud sprecone, ci si indigna. Questo non significa essere indifferenti all'afflato unitario, significa solo chiedere un po' più di rispetto.

Giorgio Gandola

© riproduzione riservata

Tags