Martedì 04 Ottobre 2011

Tutti vittime delle agenzie di rating

Adesso anche 11 Enti locali (Milano e altre città italiane) sono stati declassati da queste famigerate agenzie di rating. Mi sembra un vero e proprio accanimento e mi chiedo: chi c'è dietro?  
Perché le nazioni devono essere continuamente in balìa di queste agenzie? Bisognerebbe poter fare un "rating" anche a loro, visti tutti i problemi che creano a milioni di persone.
Di questo passo si arriverà all'assurdo: chi ha i soldi avrà diritto a vivere e chi non ne ha... crepi!
Tutto ormai viene misurato col denaro; i valori morali, etici e umani ondeggiano e poi crollano, a causa di questa disumana idolatria per il dio denaro. Forse esagero e sono fuori dalla realtà, ma sono convinto che di questo passo si arriverà molto presto ad un collassamento globale.

Natale Guanziroli
Vighizzolo di Cantù

Caro Guanziroli,
non amo le dietrologie, ma che quest'offensiva delle agenzie di rating nasconda qualcosa sono ormai in molti a pensarlo. Non ce n'è una che sia stata capace di prevedere la crisi, ma da quando è arrivata sono tutte scatenate a pronosticare il peggio.
Forse perché sono proprio loro corresponsabili dello choc finanziario che ha sconvolto l'economia globale. Sono stati i loro giudizi infondati e fuorvianti che hanno contribuito alla creazione delle bolle finanziarie: molti titoli spazzatura erano stati gratificati con la tripla A, vale a dire il massimo della sicurezza.
Certo, anche gli Stati hanno le loro colpe: la Grecia ha falsificato i conti, l'Italia ha accumulato un debito mostruoso, la Spagna deve vedersela con una disoccupazione imponente, ma Standard&Poor's, Moody's e Ficht non sono verginelle. Chi ci garantisce che i loro giudizi sono obiettivi? E' per questo che l'Europa sta pensando di dotarsi di una propria agenzia di rating, ma come sempre il vecchio continente non brilla per tempestività. Intanto Warren Buffet, finanziere d'assalto che di fatto con i suoi fondi controlla Moody's, se la ride.

Pier Angelo Marengo
p.marengo@laprovincia.it

p.marengo

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