La secessione di fatto è un rischio

C'è un'incongruenza nell'atteggiamento della Lega: è all'opposizione di un governo che è riuscito a fare in Italia quello che l'Europa ci ha imposto, ma nessuno osava o poteva fare. E' quello che la Lega aveva proposto, imponendo alle regioni del Mezzogiorno, o a quelle meno virtuose, il criterio dell'adozione dei costi standard e quant'altro contemplato dal “federalismo”.
Ora che proviamo sulla nostra pelle cos'è il rigore, si capisce perché queste soluzioni non siano state possibili nell'ambito nazionale: avrebbero comportato un cambiamento così drastico nella vita dei cittadini e nella conduzione della cosa pubblica tale da creare tensioni disgreganti per quei partiti che lì hanno il loro bacino elettorale.
Ma il problema sussiste e se non incideremo il bubbone rimarremo un Paese a due velocità, troppo differenti fra di loro fino al limite dell'incompatibilità, così come la situazione europea insegna. Quella secessione tanto cara alla pancia della Lega diventerà una situazione di fatto prima ancora di essere uno slogan elettorale e potrebbero essere guai seri per tutti. Non credo che Monti, dati i tempi a disposizione, prenderà in considerazione questo problema, ma qualsiasi governo futuro non dovrebbe sottovalutarlo.

Alberto Molteni
Montano Lucino

Uno dei problemi che si nascondono nelle pieghe ancora inesplorate della manovra Monti è che quest'ennesimo giro di vite imposto ai soliti noti consegna un potenziale esplosivo dirompente nelle mani della Lega, che ha già cominciato ad accendere le polveri.
Bossi e sodali hanno subito dimenticato d'essere stati fino a ieri nella stanza dei bottoni e d'aver condiviso, nel bene e nel male, le scelte di Berlusconi e son tornati ad agitare lo spettro della secessione. Del resto è molto più facile e premiante parlare alla pancia che al cervello della gente. Credo che lei abbia ragione: il problema si presenterà, fors'anche più presto di quanto non si creda.

Pier Angelo Marengo
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