Lunedì 06 Febbraio 2012

Rimettiamo i dazi alle frontiere

Parlando della crisi che ha investito l'Occidente e il nostro Paese si dice: "Occorre incentivare la produttività, aumentare il Pil, creare posti di lavoro, esportare di più".
Ma non ho sentito nessuno considerare che, per aumentare il Pil, produrre ed esportare di più, e creare posti di lavoro, occorre sapere cosa far produrre alle nostre aziende. Perché di questo si tratta; ma, salvo pochissimi settori di eccellenza, non abbiamo nulla che possa reggere la concorrenza dei Paesi emergenti con i loro miliardi di persone disposte a lavorare 18 ore al giorno per un pugno di riso. È fuori da ogni logica produrre beni che altri già producono a metà prezzo.
A mio avviso i due primi interventi che il nostro Governo di tecnici dovrebbe mettere in atto potrebbero essere: mettere i dazi sulle merci importate dai Paesi extra-europei (in primis la Cina), e con queste entrate incentivare le nostre imprese. Limitare l'immigrazione di manodopera, dando priorità di lavoro ai nostri disoccupati. Ma pare che l'Ue non consenta la prima ipotesi. In quanto alla seconda non mi meraviglierei se qualcuno mi darà del razzista.

Stefano Rovagnati
Mariano Comense 

Quella di mettere i dazi alle frontiere è un'idea che di tanto in tanto si fa strada in molte economie occidentali, soprattutto quando si assiste a certi sequestri della Guardia di Finanza che ferma beni non conformi alle norme della Comunità europea o pericolosi per la salute dei cittadini.
Non so se potrebbe essere una soluzione, anche perché l'impressione è che comandino sempre meno i governi e sempre più le multinazionali e la finanza internazionale. Stiamo assistendo al declino delle economie occidentali a favore di quelle emergenti, e credo che questa tendenza proseguirà almeno finché il tenore di vita nelle varie aree macroeconomiche non si sarà riequilibrato. E dovremo abituarci all'idea di fare parecchi passi indietro.

Pier Angelo Marengo
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p.marengo

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