Sabato 25 Agosto 2012

Il caso di Renè e la giustizia che è utopia

È scoppiato il caso Vallanzasca, il bel Renè: per lui sono aperti, solo alla Procura di Milano, due grossi faldoni. Ora gli sarebbe concesso lavorare di giorno a Sarnico (Bg), cosa che il prefetto di Bergamo ritiene inopportuna, perché 35 anni fa uccise, in quella provincia, due agenti della stradale.
Il problema mi sembra malposto: bisogna solo accertare il recupero, naturalmente con una commissione di professionisti come Vittorino Andreoli. Se recupero c'è stato (e sussiste sempre il rischio dell'imperfezione umana), è giusto restituirlo a quella società civile che ha gravemente offeso con i suoi crimini orrendi.
E ovunque, a Bergamo come a Palermo. «È un altro uomo», come dice la vulgata corrente di buonisti o ispirati da una religiosità malata.
Non vorrei si dimenticasse il caso Izzo, premiato per essere stato bravo, ben giudicato da un professionista dell'amministrazione (!), che ha finito per ammazzare due donne. E Vittorino Andreoli si chiese (nero su bianco) come mai dei magistrati e degli psichiatri non avessero capito di avere a che fare con uno psicopatico!
Ecco: io sono pessimista e penso che gente come Izzo, il bel Renè o (peggio) il Battisti, non possano essere recuperati.
Però io non sono solo un pessimista, ma anche un pragmatico che ha la pretesa di pensare che la pena, oltre la funzione di risarcimento alla società, abbia anche quella del recupero dell'errante. E per questo ci voglia un sistema complesso (uomini, spazio, mezzi) basato sopra tutto su équipe di psicologi che gli debbano stare dietro per ore durante tutti i giorni. Ma... forse sarà possibile solo nel Paese di utopia.

Mario Grosso

Caro Grosso,
francamente non arriverei a scomodare il Paese di utopia. Anche perché, in tutta franchezza, sarebbe sufficiente che il nostro Paese fosse in grado di dare alla macchina delle giustizia il carburante necessario a funzionare come dovrebbe. E invece? Invece mancano soldi e sedi adeguate mentre il personale, soprattutto in carcere, è costretto a lavorare in condizioni non certamente adeguate.

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