Lunedì 04 Marzo 2013

Cresce la voglia della carta Renzi

In Parlamento la valanga dei nuovi eletti del M5S dovrebbe dire ai vecchi volponi della politica magna-magna: «Si potrebbe trovare un accordo qualora voi, come faremo noi, vi decurtate lo stipendio, rinunciate alle auto blu a favore dei mezzi pubblici, e vi azzerate tutti i benefici estesi anche ai vostri familiari, vista la magra figura che avete fatto nei confronti di cittadini, con l'avvento dei tecnici, non dando in primis il buon esempio come un padre di famiglia». 
Ovviamente questo non accadrà mai: niente accordi.

Roberto Mangoni

Renzi ha detto: Bersani vada in Parlamento e cominci col dire che abolirà il finanziamento pubblico ai partiti. Equivarebbe a comunicare all'Italia: abbiamo capito la lezione. Ma Bersani non darà retta a Renzi. È ancora convinto di poter mediare invece che spezzare, e d'altra parte non può invertire d'amblè la sua linea politica, dopo averla così diligentemente perseguita. La può invertire il partito, questo sì. Ma deve trovare il coraggio di rivoluzionarsi per davvero mettendo mano alla classe dirigente. Il che non significa mandare a casa tutti, significa mixare con saggezza esperienza e novità. L'esperienza dietro le quinte, la novità in prima linea. Cioè un passo indietro di Bersani per rinunziare alla guida del governo, e un passo avanti di Renzi per assumerla. Sia in un governo di minoranza che fidi sull'appoggio estemporaneo dei grillini sia in un governo di maggioranza che punti a un patto col centro e con la destra. Altrimenti avremo la prosecuzione d'un esecutivo tecnico di transizione (il tempo di riformare la legge elettorale) e poi torneremo al voto. Ma con almeno una faccia nuova: quella di Renzi.

Max Lodi

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