Venerdì 17 Maggio 2013

Il caso Berlusconi e la pigrizia di un Paese

Sei anni di carcere chiesti dalla Boccassini per Silvio Berlusconi. Dovremmo stracciarci le vesti come stanno già facendo i suoi baldi scudieri, su tutti Alfano e Brunetta? Tranquilli, nel 2025 interviene la prescrizione. Da oggi ad allora primo grado, appello, cassazione, rinvii per legittimo impedimento, certificati medici eccetera, Berlusconi sarà ancora lì, premier o vice. Noi italiani siamo fatti così, ci affezioniamo alle persone. Parliamo seriamente; sono vent'anni che si parla di riforma della giustizia, tutti hanno avuto la possibilità di mettere mano all'ordinamento giudiziario italiano per equipararlo a quello delle nazioni civili. Non è stato fatto. Con questa classe politica non si farà mai.

Gianfranco Longhi
Alcuni interventi (nuove leggi) sulla questione della giustizia sono stati fatti. Ne ha beneficiato soprattutto (esclusivamente?) una persona. Altri interventi, che importano a tutti, sono in eterna lista d'attesa. Colpa della destra, colpa della sinistra. Colpa della Prima della Repubblica e della Seconda. Colpa di più classi politiche avvicendatesi al potere. 
Alla fine, colpa d'un Paese inabile a riformarsi, a proposito di giustizia e non solo. Lo scenario di fondo è questo, le responsabilità sono tante. Nello specifico del caso Ruby, su valutazioni morali e segni indiziari dovranno prevalere elementi indiscutibili di prova. Questo tocca alla magistratura: perseguire un possibile reato, dimostrare - oltre ogni ragionevole dubbio - che lo si è compiuto. Il resto rimane nella sfera dell'opinabile. Può autorizzare verdetti etici e politici, non altro. Potrebbe anche produrre la caduta d'un governo, e non è improbabile che succeda se converrà al grande imputato.

Max Lodi

© riproduzione riservata

Tags