Domenica 10 Maggio 2009

Topiche arbitrali e pareggi disciplinari


Se un arbitro italiano avesse diretto, poniamo, un Inter-Juve o un Milan-Juve o un Inter-Milan come il norvegese Ovrebo ha diretto la semifinale di Champions League tra Barcellona e Chelsea, che cosa sarebbe successo? Quante interpellanze parlamentari sarebbero state presentate? Quali dietrologie sarebbero state smosse e quali teoremi si sarebbero scomodati? A volte dopo le partite del nostro campionato ci si azzuffa per fuorigioco dati o non dati per qualche millimetro e si imputa a un certo club piuttosto che a un altro di mettere in soggezione gli arbitri. Poi vediamo una superpartita all’estero e scopriamo che lì se ne combinano di peggio che da noi. Ovrebo ha negato un rigore solare al Chelsea, d’accordo. Ma perché non si può considerare questo, come altri, un errore grave senza aggiungerci la premeditazione?

Carlo Marchesi


Ovrebo ne ha fatte di tutti i colori. E proprio per questo va esclusa la citata premeditazione. Che sia un brocco del fischiare, ci era noto dall’anno scorso, quando agli Europei (Italia-Romania) annullò a Toni un gol chiarissimamente valido. Stupisce che un tipo di simile mediocrità venga scelto dall’Uefa per dirigere una semifinale (e che semifinale) di Champions League. Lei ha ragione, caro amico, quando dice che da noi sarebbe scoppiata la rivoluzione per un simile arbitraggio. Ma ha torto non riconoscendo che qualcosa d’analogo succede anche altrove. Drogba, il centravanti del Chelsea, ne ha dette così tante nei microfoni della tivù, da costringerla a scusarsi con i telespettatori; ed è andato a un amen dal riempire di cazzotti il volto del terrorizzato Ovrebo nel tunnel degli spogliatoi. Hiddink, l’allenatore degl’inglesi, non gli è stato da meno, accusando l’Uefa d’aver pilotato la semifinale così da non avere due squadre britanniche a disputarsi la vittoria nella finale di Roma. Gli isterici non allignano solo dalle nostre parti. E neppure i direttori di gara di preparazione discutibile. Detto della semirissa di Stamford Bridge, da sottolineare c’è dell’altro: che il Barcellona arriva in fondo alla Champions con un allenatore esordiente; che il Manchester fa gioco e raccoglie trionfi avendo puntato sui giovani (soprattutto sui suoi giovani); che le nostre squadre, a parte gli acuti del Milan, restano le comprimarie di quest’autentico campionato europeo; e che, riassumendo, l’intero movimento calcistico italiano è ancora ben lontano dall’avvicinarsi alla qualità manageriale di club cui dobbiamo invidiare tutto. Meno male che ogni tanto le topiche arbitrali ci permettono di pareggiare sul piano disciplinare.

Max Lodi

p.marengo

© riproduzione riservata

Tags