Giovedì 28 Maggio 2009

Paolo Maldini, un simbolo per ogni tifoso

Non credo che la curva milanista avrebbe potuto dare un peggiore addio a Paolo Maldini, al quale non ho ben capito quali rimproveri sono stati mossi. Forse non ha mai condiviso alcune posizioni estreme degli ultrà, ma la sua figura di giocatore sempre leale, sempre d’esempio ai propri compagni e sempre pronto a dare una mano al prossimo con iniziative di beneficenza mi sembra abbia pochi riscontri. Paolo Maldini è una di quelle figure che vanno oltre lo sport e di cui ci sarebbe bisogno anche in altri settori della vita. Averlo visto giocare per venticinque anni in maglia rossonera dovrebbe essere motivo di orgoglio per tutti i tifosi milanisti, ma proprio per tutti. Non averlo capito, rovinando la partita di addio di un simile campione, è stato incredibile. Incredibile e deludente.

Gino Canali

Sono i rischi che si corrono organizzando cerimonie d’addio alle quali non partecipino solo gl’invitati da colui che se ne va, ma tutti quelli che abbiano la voglia d’esserci. E magari il gusto di oscurare il festeggiato con il loro protagonismo. Forse - lo dico in generale - sarebbe meglio evitarle, queste cerimonie. È preferibile chiudere una carriera - perfino la più gloriosa - con sobrietà, accresce i meriti anche di chi ha dato tanto. Parlando di Maldini, scendiamo per forza nell’ovvio: è un monumento del calcio, non solo del Milan. Nel club (e soprattutto nel clan) rossonero ha fatto presto a diventare una voce ascoltatissima da dirigenti e allenatori. Sulle decisioni che contavano, la sua parola è sempre stata tenuta in conto. Praticante della lealtà, l’ha pretesa dagli altri, chiudendo la porta a chi gliela negava perché la coerenza è un valore irrinunciabile. Avrebbe potuto dare di più alla nazionale, ma scelte private gli han consigliato a un certo punto d’interrompere la militanza azzurra. Adesso che smette di giocare, potrebbe essere “riconvocato” con un ruolo dirigenziale: non penso che confliggerebbe con qualsiasi incarico gli dovesse offrire il Milan. È un limite il fatto che Paolo sia stato e rimanga la bandiera di una società? Direi di no. Essere una bandiera non significa solo figurare come schierati da una parte; significa soprattutto far parte di un numero (sempre più ristretto) di persone che antepongono la fedeltà a tutto il resto. E questo è un valore che si trasferisce, tramanda e diffonde indipendentemente dal contesto fattuale che lo origina. In altre parole: non c’è tifoso italiano di calcio - se per tifoso intendiamo chi al calcio vuole bene - che non vorrebbe essere rappresentato da uno come Maldini.

Max Lodi

p.marengo

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