Sabato 13 Giugno 2009

Villa Certosa e la sicurezza che non c’è


A mio parere il querelando ritengo debba essere Berlusconi. Motivo: omessa tutela della privacy dei propri ospiti. Credevano, costoro, di potersi spogliare/semispogliare a proprio piacere, e non sapevano che un birichino potente teleobiettivo godeva come un riccio al piacere di carpire quelle indifese nudità/seminudità! E mentre non invidio l’avv. Ghedini, costretto a zigzagare nel codice per dar ragione al Capo, penso alla libertà cui possono esporre il loro corpo quelli che, ad esempio, nel Centro “Acquarena” di Bressanone, aperto a tutti, in promiscua nudità maschi e femmine, senza dover passare dall’invito di…, possono andare, soli e/o in compagnia, bambini piccoli compresi, a godersi saune, piscine, solarium, idromassaggio, ecc. Meglio, molto meglio il pubblico del privato, ma, per andare colà, bisogna essere, più che iscritti al Popolo della Libertà, essere liberi per conto proprio. Liberi nella testa.

Gianfranco Mortoni


Proprio questo è il tema di cui sta discutendo in questi giorni la politica: l’incapacità a difendere la persona del capo del governo. È vero che lui non fa nulla per mettere quelli che lo devono tutelare nelle migliori condizioni di lavoro; ma è altrettanto vero che chi deve proteggerlo lo deve far sempre. Se un fotografo ha potuto violare i segreti di Villa Certosa, altri - muniti di strumenti diversi da un teleobiettivo - avrebbero potuto imitarne le gesta. La sicurezza del presidente del Consiglio è dunque a rischio. E fa bene egli a inquietarsene e a chiedere una verifica del servizio che lo dovrebbe salvaguardare da ogni sguardo, prima che da tutto il resto. Tuttavia le nomine di quanti sovrintendono a questo servizio si debbono al governo da lui presieduto, che le effettuò poco dopo essersi insediato. Se errori vi furono o ci sono, il primo a scusarsene dovrebbe essere Berlusconi, sostanzialmente incapace di far velo a se stesso e quindi di consentire che nessun velo custodisca la privatezza della sua fastosa residenza sarda. C’è di più: dalla vicenda esce una morale, sfruttata dagli stranieri, che suona beffarda all’orecchio di tutti gl’italiani. All’estero infatti ci si domanda quali garanzie di sicurezza può fornire un Paese che non ne dà neppure al leader governativo. Riflessione, naturalmente, che reca il suo carico di maliziosa pretestuosità e che però trova terreno di fertile propaganda. Perché quando il rapporto fiduciario di un eletto con gli elettori viene ispirato dai modelli dell’agire privato, e quest’agire dà prova d’inefficienza, l’agitazione pubblica è inevitabile.

Max Lodi

p.marengo

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