Lunedì 03 Agosto 2009

Agli artigiani non servono solo capannoni

Nel periodo critico in cui tutti i settori italiani  operano una intelligente diversificazione, preparandosi alla "ripresa" economica e  soprattutto puntando sull’export, punto eccellente da sempre di una Nazione trasformatrice, gli artigiani canturini (dal loro segretario cittadino di Confartigianato Daniele Tagliabue) pensano che, per superare l’attuale straordinario momento di crisi economica globale che colpisce in particolare anche le piccole e medie imprese e il settore su misura del mobile-arredamento canturino, sia necessario avere la possibilità di ampliare le proprie imprese o costruire in nuove aree capannoni produttivi, togliendo sempre più pezzi di terra verde alla città.
Nessun accenno  alla creazione di ebanisti  specializzati e all’internazionalizzazione da parte della sua organizzazione, messa in atto in favore delle sue aziende associate, tenendo presente come i nostri Padri dal dopoguerra hanno operato con una straordinaria inventiva produttiva soprattutto rivolta, uniti, alla promozione delle vendite della Cantù capitale del "mobile" di qualità, rivolte all’Italia e ai mercati stranieri. Allora era solo necessario produrre, dandosi una taglia di distretto eccellente, timbro genetico che ci ha sempre distinto.
Ora la scelta importante è vendere, promuovere il marchio di origine del mobile canturino, concentrando sulla città il logo di una comunità eccellente che il mercato conosce sempre meno. Uniti siamo sempre cresciuti puntando sui Paesi emergenti e adeguando costantemente le nostre produzioni di successo con reti promozionali, all’altezza della globalizzazione che lentamente penetrava i mercati, con la collaborazione di grandi designer e architetti arredatori per progetti e consegne chiavi in mano, che ci hanno sempre dato un valore aggiunto straordinario.
Sono queste le urgenze che ora devono ritornare a prevalere e sulle quali dobbiamo concentrarci, certamente con il sostegno e la collaborazione delle Istituzioni che devono completare e sostenere le strutture essenziali necessarie all’attività economica e turistica della Cantù di oggi ma soprattutto futura con grande senso di progettualità e responsabilità. Diversamente diverrà una città dormitorio in forte declino.
 
Antonietto Marelli Marco

Gentile signor Marelli,
ciò che Lei afferma e la proposta dei capannoni costituiscono due facce di una stessa medaglia. La formazione è vitale quanto produzione e vendita. Perché è nel dna stesso della cultura della «Città del mobile» e sempre più della Brianza tutta. Il mix è vincente.

Luciano Barocco

p.marengo

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