Lunedì 26 Ottobre 2009

I pericoli di una fronda a Tremonti


Trovo singolare che nel centrodestra si discuta, e addirittura si litighi, a proposito di Tremonti. Mi pareva d’avere capito che il ministro dell’Economia fosse la personalità di maggiore spicco dopo il presidente del Consiglio e dunque che non vi fossero dubbi su quanto per il bene del centrodestra e dell’Italia avrebbe fatto. Adesso si legge che potrebbe esservi in atto una specie di fronda verso di lui, tanto che Tremonti avrebbe minacciato le dimissioni. Mi domando se, supposto che queste voci siano vere, chi attenta alla sorte politica di Tremonti si rende conto dei guai ai quali andrebbe incontro il governo.

Paolo di Benedetto

Tremonti sta tenendo serrata la borsa della spesa statale ed è questo il motivo di contestazione da parte d’altri ministri e d’una quota del Pdl. La scorsa settimana aveva dovuto subire la contestazione, durante una riunione dell’esecutivo, dei suoi colleghi Prestigiacomo e Fitto, più di recente è circolato un documento che lo sollecita a concedere ciò che sino ad oggi non ha mai concesso. Cioè maggiori possibilità di spesa a qualche dicastero e l’apertura di flussi di finanziamento (non si sa bene a quale fine e sotto quale controllo) per il Sud. Non solo: Berlusconi ripesca l’idea di tagliare l’Irap e pare ne dia l’annuncio senza consultare Tremonti. Il quale ovviamente si irrita, ma soprattutto si preoccupa: l’agenzia di rating Fitsch giudica "un cambio di rotta sorprendente" questo proposito del premier e se ne comprende la ragione: secondo Eurostat, il debito pubblico s’è assestato al 105,8% del prodotto interno lordo. C’è dunque bisogno di risparmiare invece che di spendere e se si riduce o abolisce una tassa, corre l’obbligo d’individuare altre risorse che la suppliscano. Purtroppo per Tremonti, e per il Paese, le elezioni regionali sono vicine: chi ha battuto cassa la batterà ancora di più perche deve soddisfare le clientele di voto, e chi non l’ha battuta si appronta a fare la stessa cosa. Prevedibile dunque, se non una resa, un ammorbidimento del superministro. Dico ammorbidimento perché mi sembra l’obiettivo più realistico: la Lega infatti ha difeso, e difenderà ancora, Tremonti, ma la Lega ha ottenuto molto nella trattativa con Berlusconi per la spartizione delle candidature alle presidenze regionali e potrà concedere solo una tutela condizionata del suo più caro alleato. Detto tutto questo, è augurabile nell’interesse di tutti che Tremonti resti dov’è: la sua affidabilità la riconoscono anche quelli che ritengono inaffidabile il governo cui egli appartiene.

Max Lodi

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