Basta riforme delle pensioni: stressano i lavoratori

Meglio evitare di metter mano al calderone

Gentile direttore,
le esternazioni a braccio di Berlusconi, ogni tanto, contengono anche delle improvvide dichiarazioni e, probabilmente, a distanza di qualche ora il candidato premier vorrebbe morsicarsi la lingua.
È il caso recente della estemporanea dichiarazione sull’ipotesi di modificazione della recente normativa dei trattamenti pensionistici.
Pur non essendo un elettore del centrosinistra credo che l’attuale impianto legislativo debba rimanere tal quale, ancorché non generalmente condiviso da alcuni esponenti politici di entrambi gli schieramenti.
Cerco di spiegare il mio punto di vista che è simile a quello di molti altri cittadini.
In sostanza ed in buona sintesi ci sono tre validi motivi per lasciare inalterato l’attuale sistema:
1. Bisogna smettere di allarmare i lavoratori ogni due/tre anni. Hanno il sacrosanto diritto di programmare la loro vita lavorativa senza vederla stravolta ad ogni cambio di governo del Paese;
2. L’impianto normativo dell’attuale sistema pensionistico prevede già nel suo  interno le tappe per una verifica di congruità;
3. La recente modifica normativa - ancorché dal sottoscritto non pienamente condivisa (era forse meglio ed opportuno tenerci la riforma Maroni) - è stata oggetto di un lungo e tormentato confronto con la Parti Sociali. Come si può pensare di riprendere il negoziato senza traumi o lacerazioni?
Se, oggettivamente, esiste un problema di finanziamento della spesa sociale sul versante delle pensioni, perché non ridurre drasticamente i costi della politica ed utilizzare, almeno in parte, i risparmi che ne deriverebbero?

Alessandro Baietti
Lipomo

D’accordo con lei, Alessandro, meglio non rimettere mano al calderone delle pensioni, soprattutto per la prima delle ragioni che lei cita. Non è possibile continuare a stressare i lavoratori che già, specie se sono ancora lontani dal traguardo, dubitano sull’effettiva possibilità di conseguire la pensione. E poi, l’esperienza ci insegna che qualsiasi intervento in materia è peggiorativo. Personalmente ritengo che quella del Cavaliere sia stata solo una boutade elettorale perché se già un governo "amico" delle parti sociali come quello di centrosinistra fatica a negoziare l’argomento con i sindacati, un esecutivo di centrodestra rischia di trovarsi i lavoratori in piazza al minimo accenno di riforma. E sulle pensioni, poi, Berlusconi ci ha già lasciato le penne nel 1994.
Riguardo alla riduzione dei costi della politica non si può che essere d’accordo. Il problema è, che al di là delle parole di circostanza, sono i politici che non ne vogliono sapere.
Francesco Angelini
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