Venerdì 23 Maggio 2008

Il ciclismo vero e l’attenzione del pubblico

Torna il Giro d’Italia. Una volta era una manifestazione non solo sportiva, richiamava l’attenzione di tutto il Paese, si discuteva nei luoghi di ritrovo pubblico delle imprese dei diversi campioni che gareggiavano, e grazie alla tv diventava noto a tutti. Adesso il Giro è una corsa di biciclette e basta. Tra l’altro i mass media gli danno una pubblicità inferiore ad altri sport, naturalmente al calcio, ma anche all’automobilismo, al tennis, alla pallavolo, all’atletica leggera, perfino al golf che sembra essere divenuta una disciplina di massa. A me pare un errore questa trascuratezza, anche per il motivo che il ciclismo continua ad essere uno sport praticato da migliaia e migliaia di amatori. Eppure sui maggior giornali se ne legge poco, salvo dargli uno spazio straordinario quando ci sono da mettere in prima pagina gli scandali del doping.

Giovanni Grossi

Il ciclismo resta un sport popolare proprio per la ragione che indica lei, caro Grossi: lo pratica, a diversi livelli, altro che qualche migliaio d’italiani, diciamo pure un milione o due, se sono vere le cifre circolanti. Ma anche se non lo fossero, basta girare nei mesi della primavera e dell’estate su qualunque strada per rendersi conto di quant’è ampia la schiera dei corridori. Però il ciclismo è uno sport di fatica, e la fatica appartiene più al dna delle generazioni avanti con gli anni che a quello delle generazioni indietro con l’anzianità. A quest’ultime risultano congeniali altri sport che – al contrario del ciclismo - garantiscono visibilità, gloria, soldi. I mass media ne tengono conto allo stesso modo dell’universo produttivo, cioè degli sponsor, e misurano attenzione e spazi su quanto il mercato dei lettori e dei telespettatori consiglia. Di conseguenza, il ciclismo viene penalizzato né si può immaginare che riuscirà a recuperare il “gap” ormai creatosi con il resto delle discipline sportive. Quanto al doping, lo si è sempre praticato. «Se un ciclista sostiene il contrario, non credetegli perché è un bugiardo» diceva Coppi. Possiamo aggiungere un’ovvietà, dimostrata da una miriade d’episodi: non solo nel ciclismo si fa uso di mezzi illeciti. Ma il ciclismo, forse per gli epici sforzi cui sottopone i suoi adepti, sollecita curiosità e condanne d’intensità sconosciuta ad altri sport. Detto che non esiste scusa per alcuno che si droghi, rimane da capire perché sia da mettere alla gogna chi scalando cinque montagne in un giorno si giova d’aiuti chimici che gli evitano un tracollo fisico, e perché non lo sia chi si gonfia i muscoli per mostrare in palestra scultorei bicipiti.

Massimo Lodi

p.marengo

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