Non capisco perché Maroni si è arrabbiato

Non capisco perché  Maroni s'è arrabbiato per il monologo di Saviano sui presunti "agganci" della Lega con la malavita organizzata, le mele bacate ci sono sempre state e non vedo perché la Lega debba essere refrattaria a infiltrazioni malavitose.
 Anche nella Prima Repubblica ci sono stati legami con camorra, mafia e 'ndrangheta, gli affari sono affari, quando c'è in ballo una valanga di euro si accetta ogni compromesso. Sì esulta per la cattura di pericolosi latitanti (comodo dietro una scrivania, circondato dagli uomini di scorta), ma aumentare risorse e mezzi per le forze dell'ordine che per quattro palanche rischiano la pelle...?

Roberto Mangoni

E' utile rivedersi l'intervista andata in onda l'altra sera su La7 al pm Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, uno dei magistrati più noti della DDA, impegnato in prima linea contro la 'ndrangheta (la si trova facilmente in rete). Con il suo tono pacato da uomo sereno, non è stato molto tenero nei confronti di Maroni e di questo governo, al quale ha attribuito un solo grosso merito: l'aver migliorato la procedura dei sequestri dei beni mafiosi. Ha anche detto che tutti i recenti successi vanno ascritti alle nostre forze di polizia, che sono fra le migliori al mondo per preparazione ed abnegazione. Purtroppo mancano uomini e non ci sono soldi per pagare gli straordinari: due carenze gravi, alle quali chi altri dovrebbe provvedere, se non il ministro ? Inoltre la cattura dei latitanti è il frutto di indagini iniziate quattro, cinque, sei anni fa. La politica, insomma, c'entra un bel nulla.
 Fatta questa premessa, credo che Maroni sia tutto sommato un buon ministro dell'Interno e che Saviano abbia sbagliato ad usare il termine «interloquire» riferito alla sola Lega. Avrebbe dovuto usare un altro verbo, per esempio «blandire», rivolto a tutte le componenti politiche che governano le istituzioni locali, perché questo fa la 'ndrangheta: blandisce il potere e chi ce l'ha. Tutti, non solo la Lega. Ecco perché Maroni s'è arrabbiato e bene ha fatto a rivendicare il diritto di replica. E' anche apprezzabile che abbia teso la mano a Saviano: «La guerra alla malavita va combattuta insieme», ha concluso Maroni. E questa sintesi felice fa la differenza fra l'uomo di Governo e l'uomo di partito.
Ciascuno di noi, se lavora bene, contribuisce alla maggior gloria di qualcuno che ci sta sopra: Maroni è il titolare di un dicastero, mi sembra anche giusto che si compiaccia di questi successi e li personalizzi. L'importante è avere senso della misura, oltre che dello Stato.

Pier Angelo Marengo

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