Lunedì 23 Giugno 2008

Se il Palazzo reagisce alla satira

Cara Provincia,
leggo sempre con gusto e divertimento le vignette che pubblicate nella rubrica "spasso carrabile" curata da Renzo Albonico. Sono piacevoli e con garbo e ironìa segnalano vezzi e malcostumi o situazioni fastidiose per i cittadini. Hanno anche un risvolto positivo e a questo proposito ti segnalo che quelle riguardanti le buche nel porfido (il titolo era: "Sport d’elite a Como") e le erbacce sul marciapiede di Villa Olmo ("E’ qui la Jungla") hanno portato alla risoluzione di questi due problemi, piccoli forse per chi deve quotidianamente affannarsi nei Palazzi del Potere, ma assai fastidiosi e irritanti per chi vive ogni giorno il degrado della nostra città.
Un grazie ed un augurio a proseguire con slancio in questa iniziativa!

Matteo Rossetti
Como

La cronaca è fatta di dettagli: là, nei particolari spesso sfuggenti, oppure diventati così consueti da banalizzarsi ai nostri occhi assuefatti al peggio, s’annida il diavolo che avvelena la quotidianità. Fra le cose che non vanno, le più fastidiose sono proprio le minime, delle quali nessuno si cura, anche perché a chi ci mette mano non portano in dote onori né fama. Piuttosto, seccature. E poiché di piccole cose che non vanno ce ne sono mille, si genera un insieme perverso e avvilente che va sotto il nome abusato di degrado.
A volte anche il cronista è stufo di ripetere sempre le stesse cose, magari per sentirsi rispondere che non c’è trippa per i gatti. E lascia cadere la penna.
Renzo Albonico, con la sua arguzia ed il suo spirito caustico e dissacratore, ci suggerisce una via alternativa, vecchia quanto il mondo, ma, da Pasquino a noi, sempre attuale ed efficace: quella della satira, interpretata con il supporto delle nuove tecnologie. Sono le "foto tarocche", come le chiama lui: e quando riescono valgono un editoriale. Sicché possiamo anche noi affermare, con Puskin, che dove non arriva la spada della legge, là giunge la frusta della satira.
Non so dirle se oggi, nel secolo che ha cancellato il pudore dalla gamma dei sentimenti possibili, l’autore de "La figlia del Capitano" se la sentirebbe di ripetere la stessa affermazione. Ma fa piacere verificare che, almeno su queste cose minime, il Palazzo reagisce allo stimolo come la rana del Galvani: con prontezza. E’ un buon segno: diamogli, una volta tanto, il merito che gli spetta. Quanto a noi, nulla di personale: facciamo solo il nostro mestiere, siamo pagati per questo.

Pier Angelo Marengo
p.marengo@laprovincia.it

p.marengo

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