Martedì 17 Gennaio 2012

Ramella resta sereno
Ho la coscienza a posto

COMO - Tutto tace, o quasi, sul fronte societario. Si sa, perchè l'ha detto lui stesso, che lunedì Rivetti doveva incontrarsi con un possibile aspirante nuovo socio - pare un imprenditore milanese -, per valutare una delle possibilità ancora in gioco. Da parte della cordata romana, che invece punta all'acquisto dell'intera società, lunedì è arrivata la notizia che è stata accettata, firmata e inviata a Como la richiesta formulata nei giorni scorsi da Rivetti. Che dunque, dice il 'capocordata' Stinà, a questo punto deve solo decidere che fare. Preferibilmente e possibilmente nel giro di pochi giorni.
Del resto, tra promesse, proclami, ultimatum e tutto quanto il resto, di cose dette e sconfessate nell'arco di 24 ore questa storia è piena zeppa. Forse anche per quanto riguarda la posizione di Ernestino Ramella. Che dalla stessa società sembrava essere messo più che in discussione domenica dopo la partita. Lunedì, invece, nessun segnale in merito alla vicenda.
E lui, Ramella, vive la questione con estrema serenità e con il sorriso sulle labbra, come sempre. «Da parte mia posso solo dire che nessuno mi ha detto nulla dopo la partita, non sta succedendo niente di strano. Nè mi sorprenderei più di tanto se qualcosa succedesse. Faccio questo mestiere da molto tempo, so come funziona. Non credo che qualcosa possa essere cambiato dopo quest'ultimo pareggio». Nel senso, che in qualche modo in discussione Ramella si sentiva già prima? «La situazione quest'anno non è semplice, ormai da mesi. Io ho cercato di fare tutto il possibile sempre, sapendo che le cose potevano cambiare da un momento all'altro. Da quanto ormai sentiamo parlare di possibile cessione della società? È chiaro che in un contesto del genere non si può non pensare che chi arriva potrebbe fare scelte diverse. Il che non significa sentirsi precari, significa mettere in preventivo possibili cambiamenti di scelta, anche improvvisi».
Qui, però, parliamo di una società che ancora non è cambiata, e che forse non cambierà così radicalmente. «Ma infatti io non ho avuto nè ricevuto nessun segnale. E onestamente mi sembra anche un po' strano che si scelga di cambiare finchè non si è arrivati a una soluzione societaria certa. La cosa poco piacevole è non essere legati esclusivamente al risultato e al rendimento sul campo. Certo, la squadra in queste partite ha raccolto poco, ma ha sempre e comunque dato il massimo. Questo mi sento di garantirlo. E mi sento pure di aggiungere che il mio rapporto con i miei giocatori, parlo di rapporti personali individuali, è stato ed è chiaro e corretto con ognuno di loro».
In quanto ai risultati, Ramella difende a spada tratta il suo gruppo. «Continuo a sostenere che con tutti i disturbi ambientali che la squadra ha avuto intorno in questi mesi, non per colpa sua, quello che abbiamo raccolto è stato tanto. E' stato fatto un lavoro più che buono, io ho la coscienza a posto, come tutti i miei giocatori».
Si dice che Ramella possa in qualche modo "pagare" il fatto di essere stato scelto da Di Bari. «Il Como mi ha chiamato, io sono venuto qui ad allenare. Sono l'allenatore del Como, cosa conta chi mi ha chiamato?Non mi disturbano più di tanto, perciò, i sussurri o le voci. Il calcio è questo. Sono abituato a dire quello che penso molto tranquillamente. Certo, aspetto anch'io quello che succederà in società, e se mi viene chiesto un parere esprimo con semplicità la mia opinione. Questo dà fastidio? Non capisco il perchè». Per oggi, intanto, in panchina resta lui.

g.valentini

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