Bellemo: «Il futuro del Como? Dipenderà soltanto da noi»
Alessandro Bellemo (Foto by Cusa)

Bellemo: «Il futuro del Como?
Dipenderà soltanto da noi»

Due reti in cinque giorni, si confessa il centrocampista neo bomber

Due gol decisivi in cinque giorni. Per un giocatore che è arrivato fino a 25 anni senza mai segnare è qualcosa di straordinario. Ma agli straordinari Alessandro Bellemo c’è abituato, dall’inizio della stagione.

Alessandro, adesso anche bomber?

Non so cosa stia succedendo, per me il gol è proprio una cosa nuova. Ho segnato la prima rete della mia carriera quest’anno a Lucca, poi queste due, domenica anche con un po’ di fortuna, ho visto Gatto calciare, d’istinto mi sono messo lì’ e la palla mi è finita sui piedi... Con la Pergolettese è stato un gol più voluto. Ma non sono io a dover segnare, il mio compito è un altro.

Intanto però se la settimana scorsa non ci fossero stati i centrocampisti... Arrigoni con la Lucchese, tu e Iovine con la Pergolettese, e poi domenica. Tre vittorie pesanti grazie ai vostri gol.

E’ un bel segno di come in questa squadra tutti possano dare una mano, in qualsiasi momento. Non è così frequente, soprattutto in serie C dove molte squadre dipendono dalla vena di pochi giocatori. Qui non è così. Penso anche alla settimana in cui segnò due gol Solini. E’ importante che anche in giornate un po’ più difficili ci sia sempre qualcuno che risolve.

Stagione eccezionale per te. Insieme a Iovine sei stato onnipresente, tutte le partite, quasi sempre dall’inizio alla fine. Gattuso dice che siete sempre tra i migliori anche nei test e nelle rilevazioni fisiche.

Solo con la Pergolettese all’andata sono partito in panchina e sono entrato a metà partita. Sì, fortunatamente sto bene, non solo fisicamente ma anche mentalmente. Perchè ci sono partite, come quella di domenica, che vanno vinte anche grazie alla lucidità. Nelle ultime due gare abbiamo incontrato squadre che avevano riposato più di noi, e la capacità di ragionare ci è servita tanto.

Anche il fisico, però, è davvero di ferro. Tra Covid, tante partite ravvicinate...

Sì, a questa squadra andrebbe data una medaglia per la resistenza fisica dopo quello che abbiamo passato. Personalmente prima di venire a Como ho giocato una stagione particolare a Vercelli. Siamo partiti dopo gli altri perchè attendevamo l’esito del ricorso per giocare in B, e abbiamo poi dovuto recuperare giocando tante partite ravvicinate. Forse anche questo mi ha abituato a resistere.

Ed è facile pensare che tu di riposare proprio ora non abbia bisogno né soprattutto voglia.

Io mi sento benissimo, e in generale siamo diventati bravi anche a soffrire...

Cioè?

Cioè abbiamo dimostrato che anche quando non siamo nelle nostre giornate migliori, quelle tre o quattro occasioni riusciamo a crearle, mentalmente ci siamo. Cinici e concreti come domenica, per esempio. Questi sono segnali molto positivi. All’esterno può sembrare scontato vincere contro le ultime, ma in questo momento sono proprio le squadre che si devono salvare gli avversari peggiori. Per vincere i campionati sono queste le partite che fanno la differenza, e che ti consentono poi di giocare tranquilli gli scontri diretti.

Il Como vincerà, o è davvero troppo presto per pensarlo?

Siamo noi che decideremo il nostro futuro. E’ impensabile vincerle tutte da qui alla fine, però è inutile guardare le altre. Perchè una volta fa più paura il Renate, un’altra la Pro Vercelli, fino a qualche settimana fa era l’Alessandria...

Voi che cosa avete in più delle avversarie?

Che i nostri momenti difficili durano una giornata, poi riusciamo a rialzarci subito. Credo sia questo ad averci portato dove siamo. Oltre al valore della squadra, chiaramente.

Ma sinceramente, per voi è una sorpresa essere lì, e con quel vantaggio?

Sì e no. La consapevolezza di essere un gruppo forte l’abbiamo avuta sempre. E riguardando indietro, abbiamo fatto una rimonta formidabile nei confronti del Renate. Ecco, forse in questi termini era impensabile qualche mese fa. Il segreto è anche affrontare ogni partita con lo stesso spirito, la Giana come fosse il Renate. Sapendo che vincere non è mai facile.

Una squadra che è capace di questo, come mai ha dovuto cambiare allenatore?

Difficile dirlo adesso. In ogni caso la scelta della società si è rivelata giusta, anche se non eravamo in un momento così negativo allora. La cosa positiva è stata che scegliendo Gattuso che ci conosceva non si è stravolto niente, questa è una squadra che messa in campo nel modo giusto va con il pilota automatico. E il mister lo ha saputo fare. Del resto, questa è una squadra intelligente, che non dà problemi, nessuno pensa a sé stesso, nello spogliatoio c’è grande serenità. Dobbiamo solo andare avanti così.


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