Como: «Vergognatevi»  Esplode la rabbia dei tifosi
La palla entra in rete alle spalle di Scuffet: è il secondo gol della Pro Vercelli, una sconfitta che ha scatenato pesanti polemiche

Como: «Vergognatevi»

Esplode la rabbia dei tifosi

Polemiche per presunti gesti offensivi di un paio di giocatori al pubblico

Ironici baci in risposta agli insulti, un dito medio alzato verso la curva, la rabbia per una sconfitta che già da sola avrebbe fatto perdere la pazienza a tutti, per il risultato e per il modo in cui è arrivata. La sconfitta del Como a Vercelli lascia strascichi pesantissimi da tutti i punti di vista, anche nei rapporti tra la squadra e l’ambiente. Stando a quanto diversi tifosi hanno raccontato sin dalla fine della partita due giocatori, Jakimovski e Gerardi, si sarebbero rivolti verso di loro con gesti provocatori in risposta alle proteste della gente alla fine della partita. Gesti che hanno evidentemente scatenato la reazione dei tifosi, anche di quelli che a Vercelli non c’erano, contro i giocatori ma anche contro la società.

Sabato sera, al ritorno dalla trasferta, una ventina di tifosi della curva è andata a Orsenigo ad attendere i giocatori. Nel frattempo era già stato appeso alla rete del centro sportivo uno striscione, sempre della curva: “Onorate la maglia! Vergogna”. All’arrivo dei giocatori, in tre hanno parlato con i tifosi: Giosa, Ambrosini e lo stesso Jakimovski che pare abbia negato il gesto. La situazione lì per lì si è chiusa senza conseguenze, ma la rabbia continua a montare.

Il gruppo della curva “Como Supporters” ha pubblicato un comunicato molto chiaro. «Quello che è successo oggi è vergognoso: non solo l’assenza di grinta, di fame, di voglia di vincere messa in campo dalla squadra, ma la mancanza di rispetto verso chi, ogni settimana, macina chilometri per sostenere i propri colori è assolutamente intollerabile». «Pretendiamo una presa di posizione dalla società, sempre che abbia voglia di dare ascolto ai propri tifosi. A questo punto del campionato vorremmo sapere quali sono i piani della società, sempre che ci siano, per cercare di uscire da questa tragica situazione. Per questo chiediamo, entro questa settimana, un incontro con la società.».


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