Ludi, il Como e la serie C in rivolta «Ecco perché non si può giocare»
Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como (Foto by Cusa)

Ludi, il Como e la serie C in rivolta
«Ecco perché non si può giocare»

Il ds azzurro: «Si parte da una situazione troppo ipotetica»

C’è chi parla di sciopero, chi gioisce, chi resta a guardare con perplessità. La decisione del Consiglio federale sulla ripresa della serie C ha suscitato un mare di commenti e di prese di posizione, come era prevedibile. Il Como sceglie di reagire in maniera più pacata, pur avendo da tempo esposto il suo pensiero. «Inutile dire banalità che rischiano di essere sconfessate il giorno dopo - dice il ds Carlalberto Ludi, a titolo personale ma anche come portavoce della posizione del club-, la situazione è questa. Attendiamo le evoluzioni nel massimo rispetto delle istituzioni calcistiche, come facciamo sempre. Però è chiaro che la pensiamo come prima, ripartire continua a essere molto difficile, se non addirittura impossibile per questa categoria».

Costi inaffrontabili a fronte di nessuna entrata, questo è il punto fondamentale. E forse anche un po’ inutili a questo punto, specie per chi non ha un traguardo da raggiungere. «Potrebbe avere più senso, al limite, giocare playoff e playout, ma parliamo comunque di una situazione ancora troppo ipotetica rispetto alla realtà».

Si dice che molte società si stiano organizzando per uno sciopero, «si dicono e si leggono tante cose in questo momento. Noi non ne siamo a conoscenza, e non siamo per atteggiamenti di protesta. La nostra opinione l’abbiamo espressa nelle sedi e nei modi giusti». Ma non sembra essere servito. «La Figc può imporre di giocare, è nelle sue competenze. Mi pare però che sia anche giusto rispettare la volontà espressa da oltre cinquanta squadre. E le conclusioni finali si potranno tirare solo dopo il confronto con il Governo della prossima settimana, quando anche i termini dei protocolli sanitari saranno più precisi. È vero, hanno tolto il ritiro obbligatorio, anche se è da valutare il discorso in presenza di uno o più casi di positività. Ma è comunque vero che non si può pensare di effettuare tamponi a tutti ogni quattro giorni, non in serie C».

Si ipotizza una possibilità di inizio delle partite ai primi di luglio, «e come si potrebbe fare a giocare tutto quello che resta da giocare per chiudere entro il 20 agosto? La formula si può cambiare, si possono ridurre le squadre che giocano i playoff, ma avrebbe poco senso allora fare degli sforzi per rimettere tutti in campo...».

C’è però già qualcuno, come la Reggiana, che ha già annunciato sul suo sito di essere pronto per osservare il protocollo sanitario «notevolmente alleggerito», come qualcun altro, tipo la Pergolettese, ha già dichiarato ufficialmente che in campo non ci tornerà. Potrebbe verificarsi una situazione in cui, a fronte di un obbligo, qualcuno scelga di eliminarsi da solo, perdendo partite a tavolino o non presentandosi? «Tutto è possibile, ma stiamo parlando di scenari al momento assolutamente ipotetici».

Intanto, la stragrande maggioranza delle squadre non sta tornando ad allenarsi. «Noi attenderemo il 28 maggio e quello che deciderà di conseguenza il Consiglio federale nei giorni successivi. Sino a quel momento nessuno verrà richiamato a Como, si continua con gli allenamenti individuali seguiti a distanza dal preparatore. E come abbiamo sempre fatto, valuteremo e commenteremo solo i fatti certi».


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