«A Fino è vietato   parlare di ’ndrangheta»
Il cartello di Andrate con i fori creati dagli spari

«A Fino è vietato

parlare di ’ndrangheta»

La rabbia del consigliere Rossella Pera, che per alcuni mesi ha dovuto anche vivere sotto scorta e che ha deciso di non ripresentarsi alle elezioni. Il sindaco: «Non getti accuse sugli altri solo perché non vuole ricandidarsi»

«L’antimafia a Fino Mornasco dà fastidio, io non mi ricandido più».

Rossella Pera, capogruppo della minoranza L’Alternativa, esprime l’intenzione di abbandonare la politica locale a fronte di un muro di inimicizia contro il quale si scontra ogni qual volta che si interessa di criminalità organizzata.

«Il nostro gruppo ha cercato di lavorare al meglio – spiega Pera – su un problema importante e delicato che purtroppo in questo paese esiste, assicuro, esiste. A molti però diamo soltanto fastidio, parlare di criminalità organizzata per tanti cittadini e rappresentanti politici, maggioranza compresa, è solo un tentativo di screditare, di infangare il buon nome della comunità».

Per questa giovane consigliera poco più che trentenne fare un passo avanti ha comportato dei sacrifici anche nella vita personale. «Le autorità nelle estati calde di Fino Mornasco mi avevano assegnato una scorta – dice Pera – perché qualcuno in una conversazione telefonica intercettata parlava parecchio male di me da un bar di Giffone, in Calabria».

«Non getti accuse sugli altri solo perché non vuole ricandidarsi». Così il sindaco di Fino Mornasco Giuseppe Napoli ribatte così allo sfogo di Rossella Pera.

«Scegliere di non ricandidarsi è più che legittimo ed io non commento le decisioni personali altrui – dice il primo cittadino – ma gettare accuse ingiuste prima di sbattere la porta mi pare scorretto. Questa amministrazione non solo crede nella lotta alle mafie, ma ha vissuto questo cancro sulla propria pelle. È la nostra bandiera».

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