Argegno, addio al motociclista  L’ultima carezza della compagna
Alessandra, compagna del motociclista morto, accarezza il feretro di Igor dopo il commovente saluto (Foto by Selva)

Argegno, addio al motociclista

L’ultima carezza della compagna

Il commovente saluto a Igor Meola morto nell’incidente del 5 agosto a Laglio

L’ultimo saluto a Igor Meola - il motociclista di 44 anni che ha perso la vita lo scorso 5 agosto lungo la Regina a Laglio dopo l’impatto tra la sua “Ducati Monster” ed un’Audi Q5 condotta da un ragazzo tedesco (vana la corsa in ospedale) - è legato a più fotogrammi nel torrido pomeriggio vissuto con dolore e compostezza dentro e fuori la chiesa parrocchiale di Argegno. Il più intenso è sicuramente legato alla lettera (destinata a Igor) che, con voce ferma, la compagna Alessandra ha letto al termine della cerimonia funebre presieduta da don Renzo Gabuzzi con il parroco di Argegno, don Giovanni Illia. «Ciao Igor. Le mie parole non termineranno qui, perché io ci sarò sempre - l’incipit della lettera, pronunciata con lo sguardo di Alessandra spesso rivolto verso le figlie Arianna e Lisa ed ai familiari - Giovedì 5 agosto ho conosciuto il terrore. Quel giorno ha segnato la mia esistenza e quella delle persone che ti amano - questo dei passaggi clou della lettera - La notizia del tuo incidente mi ha frastornata e spaventata. Egoisticamente ho pensato di trovarti in coma. Ci ho sperato. Ti chiedevo di essere forte, ma dentro di me già sentivo che ti avrei perso. Giovedì 5 agosto ho perso un amico d’infanzia, il compagno della mia vita, il papà delle mie bambine. Guarderò le nostre bimbe per rivederti e trovare la forza di affrontare il futuro». Poi un passaggio su quanto accaduto, pur senza puntare apertamente l’indice contro la manovra dell’Audi Q5 (che dalla Sp 71 si è immessa sulla Regina), che ha dato il là all’impatto mortale. «Spesso si colpevolizzano le moto - ha affermato Alessandra - Non voglio fare polemica. Voglio solo dire a tutti di guidare le macchine con più attenzione, perché in strada ci sono anche ciclisti e motociclisti».

(Marco Palumbo)


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