Botte agli autisti, i migranti si difendono  «Non siamo stati noi ad aggredirli»

Botte agli autisti, i migranti si difendono

«Non siamo stati noi ad aggredirli»

Due dei quattro arrestati sostengono di non avere preso parte al pestaggio

Un terzo nega perfino di essersi trovato a bordo del bus. Ma nel video sembrano esserci tutti

«Non c’entriamo nulla», sostengono tre dei quattro stranieri arrestati la scorsa settimana dopo avere aggredito e malmenato i due autisti in servizio sulle linee urbane 6 e 11.

Ieri mattina si sono rivisti in tribunale, dove erano già stati accompagnati il 6 giugno, il giorno successivo all’arresto ma anche quella di ieri è stata un’udienza lampo: il giudice ha chiesto all’interprete di spiegare ai quattro imputati la differenza tra un processo con rito ordinario e un processo con rito abbreviato, secondo la formula che garantisce all’imputato che acconsenta ad essere processato sulle sole carte della Procura, uno sconto di un terzo sulla pena prevista dal codice. Jolly Imade, cittadino nigeriano di 22 anni con qualche precedente non ininfluente (era già stato denunciato per resistenza a Fino Mornasco e per reati di droga), ha chiesto e ottenuto di poter accedere al rito abbreviato, mentre gli altri tre saranno processati per via ordinaria.

Il processo si è concluso nel giro di pochi minuti, con un ulteriore rinvio a giovedì della prossima settimana, giorno 21. Nel frattempo i quattro resteranno ancora in custodia cautelare al Bassone. A margine è emersa, tra mille difficoltà soprattutto linguistiche, quale sia il punto di vista degli altri tre imputati: Salifu Camara, 23 anni, e Yusupha Ceesay, 25, entrambi gambiani, sosterrebbero di non avere mai preso parte al pestaggio, che il loro biglietto era valido e che, in sostanza, non si capisce per quale motivo avrebbero dovuto prendersela con l’autista.

Ancora meno chiara la posizione di Abdulganiyu Oseni, 21 anni, nigeriano, che andrebbe dicendo di non essersi trovato mai neppure dalle parti di piazza Vittoria.


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