Buon compleanno funicolare
Una sfida lunga 125 anni

L’11 novembre 1894 veniva inaugurata la linea per Brunate Dalla “Belle époque” al turismo di massa, sempre al passo coi tempi

Attrazione turistica o mezzo di trasporto? La Funicolare Como – Brunate assolve, in realtà, a entrambi questi compiti da 125 anni. Domani si celebrerà l’anniversario della sua inaugurazione, che avvenne proprio l’11 novembre, nel 1894.

Da quel momento la distanza tra la città in riva al lago e il “balcone sulle Alpi” si è fatta brevissima. Occorrevano solo 20 minuti per arrivare in cima (oggi sono appena 7): un bel vantaggio rispetto alla mulattiera che, fino a quel momento, fungeva da collegamento.

Brunate piaceva ai benestanti milanesi, vi si recavano in vacanza con tutto un codazzo di valletti e cameriere, rifugiandosi in un Grand Hotel che, non certo per caso, portava il nome del capoluogo: Milano. Con il tempo vi edificarono villini, villette e villoni e trascorrevano le serate dilapidando i loro averi al casinò: alcuni, dicono le cronache, ma soprattutto le leggende, dopo aver sperperato fino all’ultima lira, approfittavano della disponibilità di dirupi e strapiombi circostanti per porre fine alla loro esistenza dissoluta.

E prima ancora del collegamento ferroviario ecco la funicolare, un gioiellino d’efficenza, un soffio di modernità che aveva il difetto di non essere proprio alla portata di tutti. Erano soprattutto i nobili, i signori, proprio quei milanesi danarosi a potersi permettere il trasporto via fune. Per i brunatesi c’era sempre il tratturo, ma la funicolare cambiò la vita del paese.

Nel 1911 arriva l’elettricità

Le strutture d’accoglienza si moltiplicarono, nacquero alberghi, ristoranti, trattorie, osterie, crotti, pronti ad accontentare tutti i gusti mentre i gitanti vi affluivano sempre più numerosi. E anche la “funi” restava al passo con i tempi: nata con trazione a vapore, divenne elettrica già nel 1911, smantellando la grande ciminiera, mattone per mattone (e i brunatesi, pratici e parsimoniosi, riutilizzarono quel materiale prezioso per costruire case e altre strutture). Soprattutto l’impianto portò occupazione: chi meglio di un residente per lavorare in quella stazione?

Fino a 45 posti di lavoro

Offriva 45 posti di lavoro tra biglietteria, manutenzione e, naturalmente, la manovra delle due carrozze (che sono semi automatizzate, ma dipendono sempre dall’uomo) oltre alla carica a salve del cannone di mezzogiorno. Per quasi un secolo è stato un mestiere che si tramandava di padre in figlio.

Francesco Guarisco, caposervizio, mostra un bellissimo modellino perfettamente conservato negli uffici: ecco come si presentava al pubblico questo vagoncino che tagliava la montagna «che non ha mai interrotto il suo servizio da quando esiste», afferma con orgoglio. Ma non sono stati 125 anni sempre facili.

Il boom dell’automobile e la nascita delle nuove strade di collegamento portarono a una flessione degli utenti, ma ci si accorse che non era necessario trasportare solo passeggeri: si caricavano anche merci che facevano avanti e indietro a ciclo continuo, dalle 6 del mattino alle 22.30 (fino a mezzanotte, al sabato e, oggi, anche nella bella stagione). «Nel 1985, quando ci fu la grande nevicata, si caricarono anche di... neve, per sgomberare il percorso, spalandola a metà strada nei boschi, per garantire le corse».

Oggi la funicolare vive di turisti, da tutto il mondo: i brunatesi trovano più pratico spostarsi con l’automobile, soprattutto quelli che lavorano fuori Como anche se non manca chi, come un secolo fa, approfitta della stazione a lago.

Certo i problemi non mancano: i disagi dovuti al caldo estivo, ma anche alle dimensioni della stazione di Como, che è rimasta più o meno come 125 anni fa, sono storia recentissima. Le lunghe code sotto il sole non dovrebbero esserci.

È questa la nuova sfida per la funicolare e, quindi, per Atm che la gestisce: adeguarsi ai grandi flussi turistici minimizzando i disagi.

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