«Casinò di Campione, non fu peculato»  E la Cassazione annulla i sequestri
Carlo Pagan, ex amministratore delegato del Casinò di Campione (Foto by Archivio)

«Casinò di Campione, non fu peculato»

E la Cassazione annulla i sequestri

Accolti i ricorsi dell’ex amministratore del Casino e dell’ex segretario comunale: i giudici hanno stabilito che il denaro incassato dalla casa da gioco non era vincolato

Accolti i ricorsi di Carlo Pagan e Giampaolo Zarcone: non c’è peculato per l’ex amministratore delegato del Casinò e l’ex segretario comunale.

I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto i ricorsi contro i sequestri probatori effettuati a Campione d’Italia, dando così ragione a Pagan e Zarcone, nella precedente amministrazione rispettivamente a capo della casa da gioco e della segreteria comunale.

È stata dunque annullata senza rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame di Como che ancora a maggio aveva invece confermato il decreto di sequestro probatorio della documentazione della società della casa da gioco disposto dalle indagini.

La questione riguarda le cosiddette “decadali”, ovvero i contributi che la casa da gioco doveva girare al Comune e che, invece, sono stati trattenuti. Secondo la Procura il mancato versamento di quanto previsto dalla convenzione avrebbe comportato il reato di peculato.

La Cassazione la vede però in modo diverso: «Nel caso di specie il denaro quando veniva incassato dalla casa da gioco – si legge nella sentenza - non aveva alcun vincolo di destinazione in quanto provente della ordinaria attività del Casinò».

E ancora: «L’obbligo di destinazione di una quota fissa dell’incasso al Comune, stabilita dalla convenzione che regola i rapporti tra i due enti, non configura un vincolo di destinazione originario, ma piuttosto indica solo l’assunzione di una obbligazione della Casa da gioco nei confronti del Comune ospitante».

L’inchiesta per falso in bilancio e peculato partiva dal mancato versamento nelle casse comunali di un milione e 400mila franchi di incassi che il Casinò doveva girare al Comune nel dicembre del 2015.

Ora, annullato il decreto di sequestro, quanto preso dalle fiamme gialle a suo tempo deve essere restituito agli indagati. Si tratta di una rivincita per l’ex segretario Zarcone e per l’ex amministratore delegato Pagan, manager per tre anni alla casa da gioco. Vero è che all’accusa di peculato, nel frattempo, si è affiancata anche quella - più grave - di bancarotta, in seguito al fallimento della società di gestione del Casinò.

L’intera vicenda era scaturita da un esposto presentato dall’ex sindaco Roberto Salmoiraghi ed ha dunque anche dei risvolti politici, alla fine dello scorso anno si era parlato di «anomalie nella gestione finanziaria».

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