Covid, marito e moglie   morti in due giorni
Umberto Testoni, 76 anni, e Mariella Binaghi, 71: li univa l’amore per le moto

Covid, marito e moglie

morti in due giorni

Montano Lucino Umberto Testoni, fondatore del Mc Cernobbio

se n’è andato nel giorno del funerale di Mariella Binaghi

«Mi piace pensare che, concluso il suo funerale, mamma sia corsa su fino a Gravedona da papà, per dirgli che la moto era carica, e che di nuovo si poteva partire per un altro viaggio, l’ennesimo, il più lungo... E forse anche il più bello».

Commossi e sorridenti («mamma non avrebbe mai voluto vederci piangere»), Deborah e Luigi Testoni provano a tirare il fiato e a rimettere insieme le idee, al termine della settimana più lunga e difficile della loro vita: i loro genitori -Umberto Testoni, socio fondatore nonché vicepresidente del motoclub Cernobbio, e Mariella Binaghi, rispettivamente 76 e 71 anni -, se ne sono andati a poche ore di distanza l’uno dall’altra, uccisi dal Covid-19.

Erano entrambi conosciutissimi, a Como - dove avevano vissuto fino a una ventina di anni fa in una casa di via Petrarca, prima di trasferirsi a Montano Lucino - ma anche nel resto del mondo, in tutti i Paesi visitati in sella alla moto, molto più che una passione: «Ci scrivono e ci chiamano di continuo motociclisti e amici dal Belgio, dall’Austria, dalla Germania... Non smetto di rispondere al telefono», racconta Deborah, che davvero fatica a rimettere in ordine le idee: «Del resto è stato tutto così veloce, improvviso... Papà è stato a inizio mese al motoraduno del Ghisallo, quello che ogni anno chiudeva la sua stagione motociclistica. Non sappiamo se abbia contratto il virus in quella o in altre occasioni... Sta di fatto che dopo qualche giorno ha accusato i primi sintomi, con un po’ di febbre e un po’ di difficoltà a respirare. Quando la situazione è peggiorata, lo hanno caricato in ambulanza e ricoverato a Gravedona».

La signora Mariella - che aveva qualche problema di diabete - si è ammalata un paio di giorni dopo il ricovero del marito, ed è stata a sua volta portata al Sant’Anna: «Le hanno subito messo l’ossigeno ma la seconda notte di ricovero, tra giovedì e venerdì, la situazione è precipitata... Ero sveglia - ricorda Deborah -, come se già sapessi. Quando è suonato il telefono ho capito tutto. Dovevo solo verificare se la chiamata arrivasse da San Fermo o da Gavedona». Il funerale della Mariella, a Lucino, è stato come lo voleva lei, che per una vita s’era fatta giurare che quando il momento fosse arrivato nessuno avrebbe pianto, e che anzi si sarebbe fatta un po’ di festa. Così, suo figlio Luigi - che vive a Tavernola ed è consigliere dei Musici e tamburini lariani -, si è portato al cimitero tutti gli amici in costume, tamburo e gonfalone. Hanno suonato. E fatto festa.

Poi, al termine della cerimonia, il telefono è squillato di nuovo. Questa volta si trattava dell’ospedale di Gravedona. (S. Fer.)


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