«Disabili, stazioni piene di ostacoli. E a Fino l’ascensore è fuori uso»

Il reportage Il racconto del viaggio di Omar Marcandelli, costretto in carrozzina. «A Caslino al Piano banchina troppo bassa. Per i problemi di Camerlata ho perso un treno»

Prendere un treno diretto a Milano per molti è routine, così come decidere all’ultimo minuto di scendere in una qualsiasi stazione ferroviaria. Le cose però cambiano se si è costretti su una sedia a rotelle. Lo racconta Omar Marcandelli, 55 anni, tetraplegico di Albate, in passato tornitore. Da 7 anni si muove grazie all’ausilio di una carrozzina a spinta assistita.

Martedì è uscito da casa alle 9.30, destinazione Bovisa di Milano, è tornato al punto di partenza alle 15 dopo aver affrontato un ascensore bloccato a Fino Mornasco, una banchina troppo bassa a Caslino al Piano e, uniche note positive della giornata, due cambi di binario a Fino e Como.

I disagi

«Quando sono arrivato in pullman alla stazione di Camerlata, l’ascensore era bloccato – spiega – Ho segnalato alle Ferrovie il disguido, ho spiegato che ero disabile. Il primo treno l’ho perso, sul secondo sono riuscito a salire: hanno deviato la corsa su un altro binario, a me accessibile, e hanno attaccato una carrozza con la pedana». Tutto bene quindi? «Purtroppo non del tutto. Ero diretto a Milano, per sbrigare delle pratiche, il treno da Como mi ha portato a Saronno e da lì avrei dovuto cambiare, ma il ritardo accumulato dall’impossibilità di salire sulla prima corsa a Camerlata mi ha costretto a tornare indietro».

Le segnalazioni

Il cinquantacinquenne decide di non gettare al vento una giornata e si organizza per scendere a Caslino al Piano. «C’è un centro diurno per disabili non lontano dalla stazione, mi sarei fermato a scambiare quattro chiacchiere con alcuni conoscenti». Sbagliato. Quando è stato il momento di scendere dalla carrozza, si è trovato di fronte a un dislivello insormontabile. «Le banchine della stazione di Caslino sono troppo basse, la pedana del treno aveva un dislivello di oltre mezzo metro. Alcuni viaggiatori sono stati gentili: si sono avvicinati, volevamo aiutarmi. Li ho invitati a fermarsi. Se fossi caduto, cosa sarebbe successo?».

Omar ha fatto retromarcia, ha visto le porte della carrozza chiudersi davanti a sé e ha proseguito il viaggio sino a Fino Mornasco. «Qui mi sono fermato a mangiare qualcosa al bar della stazione, ma quando è stato il momento di ripartire per Como, mi sono trovato di fronte a un’altra enorme barriera». Per raggiungere il binario verso Nord avrebbe dovuto utilizzare l’ascensore, peccato che fosse rotto. «L’alternativa era fare un giro lunghissimo e molto difficoltoso soprattutto per me».

Marcandelli, tramite il telefono della stazione, ha contattato le Ferrovie, ma gli hanno spiegato che la competenza degli elevatori è del Comune. «Ho telefonato in municipio, hanno detto che avrebbero mandato un tecnico e mi avrebbero fatto sapere. Purtroppo non ho sentito più nessuno». Lui lentamente ha intrapreso la strada verso la banchina opposta, nel frattempo Ferrovie Nord lo ha contattato e ha deviato la corsa diretta Como sul binario a lui accessibile. «Alla fine sono riuscito a tornare a casa. La capotreno è stata davvero molto gentile».

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