Fallimento Olmetto, chiusa l’inchiesta

Il patron accusato di bancarotta

L’azienda tessile e le due società “sorelle” a Maslianico travolte dal dissesto nel 2015. L’accusa: contributi non versati, soldi finiti in banche svizzere o usati per i lavori in villa. La difesa: sulla lettura degli atti discrasie contabili

Fallimento Olmetto, chiusa l’inchiesta Il patron accusato di bancarotta
L’esterno della ditta Olmetto a Maslianico
(Foto di Archivio)

Oltre due milioni e mezzo di euro usati per sé, contributi dei dipendenti non pagati per una cifra complessiva di tre milioni e mezzo, falso in bilancio da 10 milioni. La Procura di Como chiude l’inchiesta sul fallimento della Olmetto di Maslianico - travolta da un buco da oltre venti milioni di euro e fallita nell’aprile 2015 lasciando ottanta persone senza lavoro - e presenta il conto all’imprenditore Carlo Attilio Strazza, fondatore e patron dell’azienda tessile.

Strazza è accusato di bancarotta fraudolenta non solo per il dissesto della Olmetto, ma anche per quello delle società sorelle, ovvero la tessitura Elmtex di Maslianico e la Stamperia Lpm (Lucky Printing Mill) di Fino Mornasco.

Il pubblico ministero Mariano Fadda, titolare del fascicolo d’indagine, contesta a Strazza una serie di comportamenti che avrebbero concorso a causare le difficoltà economiche della società fino a sfociare nell’inevitabile fallimento.

In particolare la Procura accusa il fondatore della Olmetto di aver deviato circa un milione di euro - tra il 2005 e il 2015 - dalle casse dell’azienda per pagare spese personali, come i lavori di manutenzione e ristrutturazione di una villa, viaggi o l’acquisto di preziosi. Un altro milione e mezzo abbondante, poi, sarebbe uscito dalla Olmetto per confluire in un conto corrente svizzero attribuito a Strazza attraverso un giro di false fatture.

Dal canto suo l’avvocato Stefano Sonvico, difensore di Strazza, spiega: «Abbiamo ricevuto l’avviso e abbiamo incaricato un professore universitario di Milano di fare valutazioni approfondite sui bilanci oggetto della contestazione. Al momento noi sappiamo che c’è stata un’azione civile a Milano da parte del fallimento che è stata rigettata; sulla lettura degli atti vi sono discrasie contabili sulle quali vorremmo valutare una serie di questioni con il pubblico ministero, corroborate dagli esiti della nostra consulenza».

Altri dettagli sul giornale in edicola mercoledì 22 febbraio.

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