I ticinesi fermano la Nazionale  «Troppe mutande, pagate l’Iva»

I ticinesi fermano la Nazionale

«Troppe mutande, pagate l’Iva»

Il casoTre camion della Figc in viaggio verso San Gallo bloccati a Chiasso

con lettini per la fisioterapia, abbigliamento e scarpini da gioco degli azzurri

È un periodaccio per gli azzurri, esclusi dal mondiale, ma non solo. Nel fine settimana della trasferta di San Gallo, dove Balotelli e compagni hanno avuto ragione dell’Arabia Saudita(squadra modestissima, che tuttavia in Russia ci sarà eccome), tre camion della Figc con i colori della Nazionale partiti da Roma sono stati fermati dai funzionari doganali ticinesi in quel di Chiasso, decisi a non lasciarli passare fintanto che qualcuno non avesse messo mano al portafogli per pagare Iva e dazi assortiti (che, diciamolo subito, alla fine sono stati pagati fino all’ultimo centesimo di quanto preteso).

Il motivo? Lo spiegano bene all’agenzia doganale Renzi di Montano Lucino, l’agenzia che dalla Federazione aveva ricevuto l’incarico di seguire le pratiche del caso: in sostanza, passando in rassegna il contenuto dei tre automezzi, il solerte funzionario svizzero si è impuntato sostenendo che la merce al seguito fosse «troppa» per una partita amichevole, in altre parole adombrando il sospetto - senza rivelarlo a chiare lettere - che il materiale caricato sui camion potesse essere destinato alla vendita. Cosa c’era sul camion? In effetti trattavasi di carico “pesante”: più o meno 400 paia di mutande, un numero di scarpine giudicato sproporzionato rispetto ai piedi dei 22 convocati, e poi maglie, uniformi da gioco, gagliardetti, coppe e lettini da massaggio per la fisioterapia. Al ritorno, l’altroieri, stessa storia, anche se le operazioni di sdoganamento sono state più rapide di quelle del primo giorno, quando i camion erano rimasti fermi davvero per ore. Insomma, trattati un po’ come venditori ambulanti, come se la Federazione fosse intenzionata a organizzare una vendita ambulante di mutande e magliette fuori dallo stadio. Non è servito neppure fornire la ricca certificazione di accompagnamento della Camera di commercio di Roma. Gli svizzeri sono stati inflessibili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA