«Io, in finale al campiello  dico basta con la scuola»
Alma Di Bello, finalista al Campiello giovani, nonostante l’amore per il sapere ha deciso di abbandonare la scuola (Foto by foto Andrea Butti)

«Io, in finale al campiello

dico basta con la scuola»

DIOGENE / Alma, 19 anni di Blevio, selezionata per il premio giovani della letteratura con un racconto ambientato a Como

«La scuola fa schifo». Lo dice in maniera educata, ma senza lasciare spazio a compromessi o tentennamenti, seduta al tavolo di un bar a Sant’Agostino insieme alla sua migliore amica, mangiando con un cucchiaino una pasta dolce con la frutta.

«È così - riprende il discorso con voce giovane e decisa, mentre procede nella sua operazione -. Pensiamo un attimo a Daniel Pennac: è stato bocciato più volte alla maturità. Quand’era piccolo, dopo le medie i suoi professori gli avevano consigliato di non proseguire gli studi e di buttarsi subito nel mondo del lavoro, così da non perdere tempo. Secondo tutti, non era portato per i libri. Gli davano del cretino e lui ci credeva. Oggi, non solo è professore di lettere, ma ha scritto anche “Diario di Scuola”. È un volume bellissimo, io l’ho divorato».

Alma Di Bello, diciannovenne di Blevio, si rivede nella parabola vissuta dall’autore della saga del signore di Malausséne. Del resto, con il suo scritto è riuscita ad arrivare nella cinquina finale del “Campiello giovani”. «La storia - racconta - è ambientata a Como, vicino a via Rezzonico. Mi è venuta in mente una sera, passando davanti a un bar. Di solito, il locale mi sembrava deserto: quella volta, c’erano luci a led verdi e rosse e la musica House trasmessa a volumi altissimi. Da lì, mi è venuta un’idea. Non l’ho scritta per il premio, non sapevo nemmeno esistesse. L’ho spiegata a mio padre e lui, colpito, mi ha detto di finire di scriverla in fretta». Così nasce “Blackout”, un racconto sul valore della giovinezza, l’arrivo della vecchiaia, e il senso della vita.

Alma Di Bello

Alma Di Bello
(Foto by Andrea Butti)

«Mi sono sentita parecchio a disagio a Venezia, durante il Campiello. Volevano abbracciassi un mio cartonato. A metà conferenza stampa me ne sono andata e non mi sono nemmeno presentata il giorno dopo. Ho detto “voi siete matti”, io sono una ragazza di montagna, mi piace andare nei boschi, non andare ai cocktail party a palazzo Ducale».

Quando ha scritto il racconto, Alma aveva già cambiato tre scuole diverse: Volta, Melotti e Ciceri. «Sono arrivata fino alla terza, poi mi sono fatta bocciare. Il mio rapporto con la scuola? Fa schifo. Ed è così dalle elementari: non sono mai stata capace di studiare. Bisogna avere un metodo, ma non ne ho mai trovato uno funzionante per me. Poi mi distraggo facilmente. Sia chiaro: a me piace imparare. Però ci sono persone in grado di restare all’interno del sistema: a me invece non piace, lo considero davvero arretrato, da cambiare. Un esempio? Esistono diversi tipi d’intelligenza, ma ne viene purtroppo presa in considerazione solo una, quella logico matematica. C’è poco da fare, l’istituzione così com’è funziona solo per un determinato tipo di persone, non per altre».

Alma racconta d’aver avuto problemi di bullismo e difficoltà a rapportarsi con i propri coetanei fino a 14 anni. Un legame difficile con il mondo scolastico, interrotto a settembre 2017 quando ha deciso di non presentarsi agli esami di riparazione. «Sono partita per la Francia con il servizio volontario europeo. Sono stata via diversi mesi. Ora, fra una settimana, sono pronta per tornare in Bretagna per un altro anno». Con lei, la sua amica del cuore e compagna di avventure.

Quindi, finisce così senza rimpianti? «Ho provato pure in Francia a tornare a studiare, ma non ha funzionato. Qui a Como, ci sono due professori che stimo tantissimo e mi hanno trasmesso la passione per la cultura, a prescindere dal rendimento sui banchi. E questo aspetto, per me, è stato importante. A volte, sono sincera, un po’ mi dispiace. Però, penso una cosa: se ce la farò a diventare una scrittrice, la mia storia potrebbe essere una speranza e una possibilità per tutti. Spesso, i ragazzi non riescono a sapere quanto valgono perché vengono schiacciati dalla scuola. Se non riesci a stare dentro il sistema, cresci frustrato credendo d’essere un incapace. Manca l’aiuto per chi non ce la fa. Si prende un brutto voto, magari quattro, e in quella casella si viene messi e non se ne esce più. Ma non siamo numeri, siamo persone. E non valiamo meno di chi prende otto».

Alma chiude così la chiacchierata, con parole dure e pesanti pronunciate però sempre con il sorriso e l’intransigenza di chi ha le idee molto chiare e, forse,una giovinezza in cui sembra più facile averle, senza i morsi dei ripensamenti e dei rimpianti che sono tipici dell’età matura.

Andrea Quadroni


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