La star di Masterchef  «proverÒ i missoltini»
Lo chef Gennaro Esposito, due stelle Michelin (Foto by Butti/pozzoni)

La star di Masterchef

«proverÒ i missoltini»

Ha esordito, a soli 9 anni, nella pasticceria dello zio Gianni. Adesso Gennaro Esposito, executive chef del “Torre del Saracino” a Vico Equense, ha affisso alla casacca bianca due stelle Michelin. Adesso i bambini li giudica a Masterchef junior (in onda il giovedì su Sky Uno) e, nel frattempo, è spesso sul lago di Como, al CastaDiva di Blevio.

Da Masterchef junior al lago di Como, dove collabora con il resort di Blevio CastaDiva. Come è arrivato qui chef Esposito?

È stato un innamoramento veloce. Sono venuto qui per altri motivi, sempre di lavoro, e sono rimasto colpito dall’organizzazione, dalla struttura, dal posto. Molto romantico, bello e pieno di sapori. Poi è nata l’idea di finanziarci, ed eccoci qui con una collaborazione che spero riesca a portare la mia cucina qui, il mio stile assolutamente molto italiano, mediterraneo perché le mie origini nel piatto ci vanno a finire tutte.

Era già stato sul lago?

Sono stato in vari posti del lago di Como, sempre per lavoro. Ma quando si lavora si vedono gli aeroporti, le cucine, le stanze d’albergo e poi si torna subito a casa. Stando un po’ di tempo qui ho avuto la possibilità di apprezzare le bellezze paesaggistiche, ma anche la cucina che è molto interessante molto gustosa.

A proposito di cucina, il pesce di lago è un po’ particolare. Sta pensando di portarlo in tavola anche in un hotel di lusso?

Le categorie pesce di lago e pesce di mare possono sembrare molto diverse, ma non lo sono fino in fondo. Ci sono dei dettagli da tenere presente durante la cottura che riguardano il sapore , ma è assolutamente divertente e possibile poter offrire un gran piatto di prodotti locali e di pesce di lago. Perché no?

Ha già assaggiato i missoltini?

Non ancora, mi mancano. Recupererò di sicuro.

Lei è uno dei tre giudici di Masterchef junior. Perché ha accettato?

Giudice è una parola un po’ grossa con i bambini. Io ho cercato di essere un buon maestro e con i bimbi è la prima volta che faccio questo tipo di esperienza. È stata un po’ particolare all’inizio per prendere le misure , per capire qual era il tono giusto, ma devo dire che i bambini mi hanno aiutato tantissimo. Vedono in te un riferimento, non devi mai tradire la loro fiducia e la loro stima. Sono desiderosi di imparare e di capire dove sbagliano: non serve essere un buonista, serve invece essere rigoroso, anche severi quando serve. Io ricordo maggiormente i maestri più severi, che mi hanno insegnato qualcosa e anche bacchettato se necessario, rispetto a quelli superficiali e buonisti.

È severo, quindi?

Al di là del gioco, del programma e di tutti gli aspetti televisivi, ognuno deve portarsi a casa qualcosa da questa esperienza. Bisogna approfittarne per raccontare a chi sta a casa come migliorare la propria qualità della vita, la spesa, perché scegliere un prodotto, come poterlo esaltare di più . Quello che mi diverte molto è che mio figlio di due anni e mezzo, che è già lì con i telefonini eccetera, possa invece trovare spunti divertenti anche in cucina. Oggi la televisione credo si debba porre anche l’obiettivo di educare, un po come succedeva un tempo. Bisogna raccontare la contemporaneità e tutti i temi legati alla cucina, la sostenibilità, gli sprechi, l’ importanza della storia che c’è dietro a un goccio d’olio o a un bicchiere di vino.

Nei reality spesso si contesta il risultato. Il vincitore sarà davvero il più bravo?

Per quanto mi riguarda il programma è meritocratico. Nel piatto vanno a finire un sacco di cose: la famiglia, la loro esperienza, da dove vengono, quanto hanno studiato, pur essendo bambini. Noi siamo stati attenti a capire questi dettagli. Accompagno in questa esperienza due mostri sacri come Borghese e Barbieri e abbiamo premiato il merito. Sempre. Ha vinto chi ha avuto più concentrazione, più attenzione, chi ha fatto le cose che gli appartenevano e non ha scimmiottato riferimenti diversi. Molto bello, molto vero e molto divertente che non guasta.

E lei cosa ha imparato?

I bambini si muovono con meno schemi, meno paletti, sono molto più liberi e lo dimostrano anche in cucina. Una grande lezione, soprattutto umana.


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