Villa Erba, Ambrogio Taborelli attacca  «Non decidere un errore, avanti lo stesso»
Il polo espositivo di Villa Erba è nato nel 1986 con l’acquisto dell’area

Villa Erba, Ambrogio Taborelli attacca

«Non decidere un errore, avanti lo stesso»

Il numero uno della Camera di Commercio ribatte al sindaco di Como: «Mi fanno ridere, non siamo arrivati oggi a parlare di Villa Erba. È stato seguito un percorso, ora non si torna indietro»

«Mi fanno ridere, non siamo arrivati oggi a parlare di Villa Erba». Esordisce in modo sarcastico il presidente della Camera di Commercio Ambrogio Taborelli dopo il ritiro della delibera che consente di dare la maggioranza ai privati nella società che gestisce Villa Erba da parte dell’amministrazione comunale di Como (contrarietà totale di Fratelli d’Italia in maggioranza, oltre che da una parte delle minoranze, lista Rapinese in testa). «È stato fatto un percorso condiviso con tutti, con i Comuni e la Provincia. Un lavoro lunghissimo, non siamo arrivati a questo punto ieri. Altrimenti vuol dire che ci stiamo prendendo in giro. Lo stesso sindaco Furgoni ha fatto parte del tavolo, ci siamo trovati tante volte, erano tutti d’accordo». Taborelli, uno dei quattro soci pubblici insieme a Como, Cernobbio e Villa Saporiti non vuole nemmeno considerare la possibilità di un rinvio dell’assemblea dei soci in programma giovedì che darà il via libera alla modifica statutaria. Anche senza il capoluogo (Cernobbio dovrebbe esprimersi domani sera, ma è ancora un’incognita). «Non vedo proprio perché fermarsi - aggiunge - Le cose non devono funzionare così, non si può cambiare idea improvvisamente».

Poi parla anche di Palazzo Cernezzi: «Il Comune di Como - spiega - ha i suoi problemi e alla fine ha deciso di non decidere seguendo il classico atteggiamento del politico. Non decidere, a mio avviso, è l’errore più grave che si possa fare, ma io mi limito a dire che un rinvio non è auspicabile. Con le percentuali di partecipazione che abbiamo, a cui credo si aggiungerà Cernobbio, si andrà avanti lo stesso».

Per il numero uno della Camera di Commercio non ci sono altre alternative. «Vi sono regole che garantiscono gli enti pubblici sulla tutela degli investimenti fatti - continua - Sono stati investiti tanti soldi? Vero, ma si può anche investire male. Ora stiamo uscendo da una situazione non brillantissima e a un certo punto dovremo ricapitalizzare. E gli enti pubblici non hanno i soldi per farlo. Mi sembra che si sia trovata una soluzione che tutela tutti. La gestione di una struttura simile è un lavoro per professionisti, abbiamo provato in tanti modi, abbiamo sempre la spada di Damocle di ricapitalizzare e chi strepita poi non ha i soldi. Questo percorso funzionerà, non è improvvisato. Anche se la data di giovedì non è perentoria si vada avanti».

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