Calcio Como, l’ex presidente all’attacco  «Su Orsenigo manca ancora chiarezza»
Enzo Angiuoni, imprenditore tessile di Lentate, già presidente del Calcio Como (Foto by archivio)

Calcio Como, l’ex presidente all’attacco

«Su Orsenigo manca ancora chiarezza»

Parla Enzo Angiuoni, dopo l’istanza di fallimento presentata dalla procura

«Devono sollevarmi dalla fidejussione ma non mi dicono chi c’è dietro»

Como

L’istanza di fallimento del Calcio Como presentata al Tribunale fallimentare dal procuratore capo Nicola Piacente porta dritti a Enzo Angiuoni l’ex presidente che, lo scorso aprile, ottenne dal giudice civile di essere sollevato dalla garanzia fidejussoria di 700mila euro a suo tempo contratta per il centro sportivo di Orsenigo.

All’attuale società, come detto, il giudice chiese di sollevare Angiuoni, oppure, in alternativa, di prestare garanzie personali a tutela dell’ex presidente in caso di regresso. A distanza di alcuni mesi, però, la vicenda è ancora da definire.

«Voglio avere la documentazione ufficiale relativa alle persone che si sarebbero impegnate nella mia fidejussione. Ritengo che debbano mandarmi questa documentazione, così da chiarire se le stesse siano solvibili, oppure no. Attendo una risposta in tal senso ma, nonostante i ripetuti solleciti da parte del mio avvocato, non ho ancora avuto gli atti richiesti», spiega Angiuoni.

Proprio l’altroieri, rispondendo alle domande de La Provincia, il presidente Pietro Porro aveva definito un errore l’«aver tirato troppo in lungo la questione Angiuoni». «Senza quella - aveva rilevato Porro - tutto il resto forse sarebbe stato risolto senza scossoni». Fatto sta, però, che la vicenda si è trascinata fino a oggi, divenendo un elemento importante in vista del 13 luglio.

Da una parte, Angiuoni «pretende» di essere liberato dalla fidejussione a suo tempo prestata a garanzia del mutuo contratto su Orsenigo. Dall’altra, lo stesso Angiuoni chiede «ampie garanzie» affinché non ci siano inciampi successivi.

«Voglio capire chi sono le persone pronte a sponsorizzare l’operazione. Voglio i loro nomi e i loro cognomi, così da verificarne le posizioni», ripete. Nel mezzo, la più ovvia delle considerazioni: «Se insistono così, il bene potrebbe finire all’asta».


© RIPRODUZIONE RISERVATA