Contabile finisce a processo  «Rubò 1,5 milioni alla sua ditta»
L’inchiesta sull’ammanco di 1,5 milioni di euro in una ditta comasca è stata svolta dalla Finanza (Foto by butti)

Contabile finisce a processo

«Rubò 1,5 milioni alla sua ditta»

Ex dipendente di una società per azioni comasca sotto accusa per appropriazione indebita

Il perfetto insospettabile. Contabile senza macchia, preciso e sempre presente. Puntuale, mai sopra le righe, affabile. Poi, un giorno, quando passa le redini dei bilanci ad altri, visto l’approssimarsi della pensione, i conti iniziano a non tornare più. Il tarlo del dubbio: dove sono finiti tutti quei soldi usciti dalle casse dell’azienda? Perché così tanti bonifici e prelievi dai conti corrente della società? Il tarlo si fa sospetto. Il sospetto accusa. L’accusa processo.

L’inchiesta

La Procura di Como ha mandato a giudizio, con l’accusa di appropriazione indebita, un uomo di 65 anni, originario di Blevio e residente a Pognana Lario per decenni dipendente contabile presso una spa comasca, specializzata nella produzione di ceramiche. L’uomo è accusato di aver portato via dall’azienda per cui ha lavorato poco meno di un milione e mezzo di euro. Denaro sparito chissà dove. E consegnato chissà a chi.

La vicenda è venuta alla luce quattro anni fa, quando l’uomo ormai si trovava sulla soglia della pensione. I controlli dei bilanci e delle uscite di cassa fatti dall’ufficio contabile della società iniziano a riscontrare tantissimi bonifici e prelievi non giustificati dai costi sostenuti dall’azienda. Pazientemente vengono recuperati i movimenti bancari dei conti presso Intesa, Unicredit, Popolare di Bergamo, Bcc e Deutsche Bank e riconducibili alla società per azioni. Ed ecco spuntare, accanto agli ovvi pagamenti dovuti all’attivit della ditta, una serie di uscite del tutto ingiustificate. Cifre non clamorose, se prese singolarmente. Ma che, una volta sommate – almeno stando alla denuncia fatta dalla società e all’accusa formalizzata dalla Procura di Como – arrivano a un totale complessivo di un milione 467mila 683 euro. E 33 centesimi. Denaro che, è l’accusa formalizzata nei confronti del signor Rossi, l’ex contabile dell’azienda avrebbe girato a sé o ad altri e di cui non si trova più alcuna traccia.

Il processo a carico dell’ex responsabile dell’ufficio contabilità della società – che si è costituita parte civile – è iniziato proprio questa settimana. Aldo Andrea Rossi, nonostante nei mesi scorsi abbia ricevuto l’avviso di chiusura indagine con la formalizzazione dell’accusa di appropriazione indebita a suo carico, non ha mai chiesto al pubblico ministero titolare del fascicolo (il sostituto procuratore Pasquale Addesso) di poter essere interrogato. Né ha mai presentato alcuna memoria difensiva a discolpa. Dal canto suo la Procura è certa del coinvolgimento dell’ex contabile capo della società nel clamoroso ammanco. Certezza legata all’indagine compiuta dalla compagnia di Como della Guardia di finanza, che aveva ricevuto a suo tempo la denuncia da parte dell’amministratore delegato della società. L’accusa ha anche sentito uno dei direttori della banche presso le quali l’azienda ha il conto, citato come testimone dell’accusa. Il dirigente di banca era già stato sentito dalle fiamme gialle nel dicembre di 4 anni fa, nel corso dell’inchiesta.

Rischio prescrizione

Se l’ex capo contabile fosse davvero responsabile del clamoroso ammanco, potrebbe anche aver compiuto il delitto perfetto. I tempi di prescrizione dell’appropriazione indebita, infatti, sono relativamente corti: sei anni, a cui vanno aggiunti tutti i periodi di sospensione. Ma, fatti due conti, il reato potrebbe tranquillamente cadere in prescrizione ben prima che si arrivi alla Cassazione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA