È morto Angelo Soldani  una vita per l’informazione
Angelo Soldani, ritratto accanto alla sua macchina da scrivere e a una foto di don Peppino Brusadelli

È morto Angelo Soldani

una vita per l’informazione

È morto a 93 anni il decano dei giornalisti comaschi, aveva vissuto con don Brusadelli l’esperienza de L’Ordine, di cui era stato vicedirettore. Giovedì alle 15 i funerali a San Giuliano

Il giornalismo comasco piange Angelo Soldani, firma storica del quotidiano L’Ordine, vicedirettore del quotidiano, nonché, dal 1982, addetto stampa del Comune.

Novantatré anni, ex partigiano (fu giovanissimo membro del Cln di Bergamo), Soldani mosse i primi passi nel mondo dell’informazione subito dopo la guerra, entrando a L’Ordine nel 1946. Iniziò davvero dal basso, prestandosi a svolgere l’attività di fattorino nella sede di via Rovelli, all’epoca in cui la redazione concorrente de La Provincia si trovava in via Primo Tatti.

Animato da autentica passione per un mestiere di cui si innamorò da subito, Angelo esordì come correttore di bozze, tappa imprescindibile di un percorso comune alla maggior parte degli aspiranti cronisti dell’epoca. Era, quella, la redazione di Moreno Morandini, poi celebre critico cinematografico, ma era soprattutto la redazione di don Peppino Brusadelli, il direttore, che Soldani arrivò prima della pensione ad affiancare nel ruolo di vice. Lasciò il giornale nel 1982 per entrare in una fase altrettanto intensa della sua vita professionale: «Nel settembre di quell’anno - amava ricordare - incontrai in via Vittorio Emanuele il sindaco Antonio Spallino: mi disse subito che da tempo stava cercando un giornalista comasco che curasse i rapporti con la stampa». Fu l’inizio di una collaborazione che si protrasse fino al 1991, “sotto” le amministrazioni dei sindaci Angelo Meda, Felice Bernasconi e Renzo Pigni.

Proprio a Pigni, cui pure era legatissimo, si presentò con le dimissioni in mano: «Lei è il primo sindaco socialista della città - gli disse -. Non credo che le sarà utile un vecchio cattolico tagliato con il falcetto come me». Naturalmente rimase al suo posto. Sottolineava a penna, a margine dei suoi comunicati, le notizie che riteneva più “piccanti”, affinché non sfuggissero ai colleghi. Inconfondibile, con il suo borsello a tracolla, percorreva Como in lungo e in largo con l’immancabile bicicletta.

Seguì per molti anni anche il Calcio Como, senza mai nascondere stima e amicizia soprattutto nei confronti del presidente Mario Beretta e di Pippo Marchioro, allenatore di cui fu sempre tra i primi tifosi.

I funerali si terranno giovedì 22 agosto alle 15 nella chiesa di San Giuliano


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