Mattia, otto giorni di mistero fitto  Gli inquirenti a caccia di riscontri
Carabinieri, vigili del fuoco e soccorso alpino nella zona dov’è stato visto per l’ultima volta Mattia Mingarelli

Mattia, otto giorni di mistero fitto

Gli inquirenti a caccia di riscontri

Anche ieri le ricerche in tutta la Valmalenco si sono rivelate del tutto vane

I carabinieri hanno un’idea su cosa sia successo, ma mancano ancora elementi concreti

I carabinieri che da oltre otto giorni indagano sulla scomparsa di Mattia Mingarelli, un’idea di come sono andate le cose ce l’hanno. Ma, ancora, sono a caccia di riscontri per poter chiudere il cerchio su un mistero che resta tuttora fitto.

Anche ieri una giornata infruttuosa. Le ricerche nei boschi della Valmalenco, zona Barchi, nei pressi del Palù non hanno dato esito positivo. E ormai le speranze di trovare il trentenne di Albavilla nella zona sono sempre meno. Dopotutto gli elementi per sospettare che Mattia sia - verosimilmente - stato trasportato altrove ci sono tutti: la zona è sì ampia, ma non così tanto da non approdare, dopo otto giorni di ricerche incessanti da parte di decine e decine di volontari, a un risultato concreto.

E poi ci sono i cani, a confermare questo sospetto. Prima di tutto Dante, il cane di Mattia Mingarelli, ritrovato a girare nella zona del rifugio Ai Barchi dal gestore. Se il suo padrone avesse avuto un malore o fosse rimasto vittima di un incidente, ben difficilmente il cane l’avrebbe abbandonato. Poi i cani molecolari dei carabinieri: una pista l’avevano trovata, ma finisce nel bosco non molto lontano dalla zona dell’ultimo avvistamento del trentenne.

L’uomo era salito venerdì della scorsa settimana, in tarda mattinata, ai Barchi, nella casa presa in affitto e la sera non è più rientrato in baita. Le speculazioni sulla sua sorte si sprecano: allontanamento volontario? Gli inquirenti e gli amici lo escludono categoricamente. E allora non resta che vagliare le alternative: che sia salito sull’auto di qualcuno, oppure che ce lo abbiano caricato, magari dopo essersi sentito male.

La speranza è che le indagini serrate dei carabinieri possano trovare un elemento utile ad indirizzare le ricerche. Una telefonata fatta o ricevuta, oppure una “cella” agganciata nell’eventuale spostamento (volontario o meno). Il fatto che il cellulare sia stato rinvenuto nella neve a poca distanza dal rifugio dove Mattia avrebbe consumato uno spuntino in compagnia del proprietario non vuol dire nulla. Magari qualcuno quel cellulare lo ha lasciato lì appositamente.

Le ricerche proseguiranno ancora nei prossimi giorni, anche se il numero di persone coinvolte è destinato a diminuire. Saranno ricerche portate avanti in un modo più “tecnico” e investigativo. Un’idea di come sono andate le cose, come detto, i carabinieri ce l’hanno, ma cercano riscontri. Sul campo si tornerà forse anche prima di Natale con un’altra giornata a cui parteciperanno di nuovo tutti: volontari e militari, nella convinzione di fare quanto è possibile per trovare Mattia.n 
R.Cro.


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