Niente tumulazione, l’ossario era pieno  L’errore del Comune fa saltare il funerale
Silvio Greco, 84 anni di Albate, con in mano una foto in cui è accanto alla moglie Giovanna (Foto by butti)

Niente tumulazione, l’ossario era pieno

L’errore del Comune fa saltare il funerale

L’ultimo saluto a una pensionata diventa un calvario per il marito e per le due figlie

Il momento più difficile, per il signor Silvio, è la sera: «Guardo le foto della mia Giovanna e sento la sua mancanza». Dopo sessant’anni d’amore e 56 di matrimonio (avrebbero festeggiato l’anniversario proprio a fine mese) c’è da capirlo. Ma oltre al dolore della perdita, il signor Silvio ha dovuto affrontarne un altro: quello di dover interrompere, e rinviare di quasi un mese, la cerimonia della tumulazione delle ceneri dell’amata moglie. Tutto per colpa di un errore del Comune.

«Giovanna - ricorda Silvio Greco, 84 anni, tanti acciacchi di salute ma una memoria e una presenza di spirito di un ragazzino - è stata portata in ospedale il 6 marzo». Aveva preso il Covid. Esattamente un mese dopo è morta. Ex imprenditore tessile (nonché Maestro del lavoro) lui, ha fondato con un socio una tintoria a Lurate Caccivio dopo aver lavorato per decenni alla Tintoria Lombarda di via Borgovico, dipendente di una tessitura - fino alla nascita delle figlie, quando ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla casa - lei. Una vita trascorsa l’uno per l’altra.

È proprio il marito a raccontare cos’è accaduto in un momento di dolore per tutta la famiglia: «Facciamo il funerale - spiega- quindi per la tumulazione delle ceneri aspettiamo che venga cremata. Io e mia figlia Cristina siamo andati all’impresa De Agostini per far seguire tutta la pratica. E io ho fatto una richiesta precisa, che loro hanno riportato subito nella telefonata fatta al Comune davanti a noi: “Non voglio che Giovanna venga messa negli ossari sotterranei del cimitero di Albate”». Per due motivi: perché a Silvio Greco quella parte del cimitero, legittimamente, non piace e perché a causa delle sue difficoltà a camminare non sarebbe più potuto passare a salutare sua moglie.

L’errore

Qualcosa, però, va storto. E non solo perché proprio nella zona espressamente rifiutata dal marito viene individuato l’ossario dove tumulare le ceneri della signora Giovanna, ma anche - e soprattutto - perché il loculo scelto era già occupato.

«L’ossario era il 124, lo ricordo bene - racconta Cristina Greco, una delle due figlie - E ricordo che quel giorno, il 19 aprile, quando con il parroco don Luigi i parenti e gli amici arriviamo al cimitero per l’ultimo saluto alla mamma, appena arrivata vengo avvicinata da un addetto delle pompe funebri che mi chiede: “Ma voi sapete dove si trova l’ossario?”». Come dire: anche alla De Agostini si devono essere trovati spiazzati quando, entrati al cimitero, non hanno visto gli addetti del Comune là dove pensavano dovessero essere. In più, come detto, il loculo 124 era già occupato.

«Siamo dovuti tutti quanti tornare a casa - prosegue il racconto la donna - Può immaginare il dolore». Il Comune, dal canto suo, contattato per una replica, fa sapere che sì, un disguido c’è effettivamente stato, ma che il giorno stesso della tumulazione gli uffici avevano proposto alla famiglia un’alternativa, sempre però nella zona del cimitero inaccessibile al marito della signora Giovanna.

Nei giorni successivi lo stesso Silvio Greco decide di chiamare il Comune per protestare: «Pensi, nell’ultima telefonata che ho fatto mi sono pure sentito dire che era colpa nostra, quello che era successo, perché non avevamo accettato» l’alternativa che era stata loro data.

Alla fine la famiglia della signora Giovanna ha deciso di muoversi autonomamente e di acquistare un colombario: «Così, quando non ci sarò più, potrò stare con mia moglie» conclude il marito. E martedì, finalmente, si è potuta celebrare la cerimonia di addio. Commozione, dolore, ma - almeno - nessuna crudele sorpresa: «Ed è proprio per evitare che anche altri possano provare il dolore vissuto da noi - conclude Cristina - che abbiamo deciso di raccontare ciò che è accaduto».


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